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C&C - fascicolo di Novembre/Dicembre 2025

Riciclo di prossimità

Mantenere i benefici ambientali, economici e sociali del riciclo della carta sul territorio italiano.

di: Assocarta

Assocarta ha commissionato ad Ambiente Italia uno studio sull’effetto dell’esportazione di carta da riciclare. Obiettivo è evidenziare i vantaggi che il Paese avrebbe nel rendere più competitivo il riciclo sul territorio.

Le quantità esportate hanno raggiunto una media annua di 1,73 milioni di tonnellate nel periodo 2020-2024, con un picco di 2,15 milioni di tonnellate nel 2023, ovvero poco meno del 25% della raccolta interna. Il paradosso è dato dal fatto che questi materiali esportati sono proprio quelli che poi vengono reintrodotti in Italia sotto forma di prodotti finiti acquistati o di imballi in prodotti di consumo.

Nel 2023 vi è stata una sostanziale coincidenza tra le quantità di export netto e le quantità sia di import netto di carte e cartoni per imballaggi che della capacità produttiva inutilizzata di produzione imballaggi.

In altre parole, il nostro Paese esporta una materia prima di minor valore, la carta da riciclare, per poi importare una pari quantità di prodotti finiti a maggior valore aggiunto realizzati con la stessa materia prima.

La raccolta e il riciclo di carta e cartoni in Italia hanno raggiunto livelli eccezionali, superando gli obiettivi che ci sono stati posti dalle direttive e regolamenti europei e diventando un riferimento per tutta Europa. Un ruolo importante di questo successo l’ha avuto anche la presenza sul nostro territorio di numerose cartiere, sempre più impegnate a utilizzare la carta da riciclare raccolta ogni giorno dai cittadini e dalle imprese.

L’industria cartaria italiana ha conosciuto – soprattutto negli ultimi cinque anni – una forte crescita del tasso di riutilizzo della carta da riciclare (intesa come rifiuti di carta pre e post consumo) nella produzione nazionale, passato da una media del 55% tra il 2010 e il 2019 a valori medi del 64% tra il 2020 e il 2024 (raggiungendo un picco del 67% nel 2023).

Il 94% della carta da riciclare impiegata in Italia è assorbita dalla produzione di carte e cartoni per imballaggio.

L’utilizzo nella produzione di imballaggi, pur non essendo in realtà totalitario, è pari al 104% della produzione media 2021–2023, mentre l’impiego di carta da riciclare è quasi assente nella produzione di carte grafiche e rappresenta l’8% della produzione di carte domestiche e igienico-sanitarie e il 44% della produzione di altre tipologie.

Le categorie di carta da riciclare impiegate, di conseguenza, sono in prevalenza costituite da kraft e ondulato (53,9%) e misto selezionato e non (33,7%), mentre minore è la quota di carte da paste imbianchite (il 9,6% del totale) e di giornalame e carte da paste meccaniche (2,8%).

Ciò nonostante, le quantità esportate e non utilizzate dall’industria cartaria nazionale restano significative (una media annua di 1,73 milioni di tonnellate nel periodo 2020-2024, con un picco di 2,15 milioni di tonnellate nel 2023) e rappresentano, nella media 2020-2024, il 21% della produzione cartaria interna e poco meno del 25% della raccolta interna.

La grande quantità di esportazioni deriva essenzialmente da uno squilibrio tra la crescita della raccolta interna e la capacità di assorbimento da parte dell’industria cartaria nazionale, quest’ultima connessa a fattori competitivi (esempio: costi energetici).

Esportare questa materia prima è una perdita di valore economico e ambientale per la società italiana. Il paradosso dell’esportazione della raccolta interna di carta da riciclare è dato dal fatto che questi materiali esportati sono proprio quelli che poi vengono reintrodotti in Italia sotto forma di prodotti finiti acquistati (prevalentemente da paesi europei a cui esportiamo maceri) o di imballi in prodotti di consumo importati (sia dall’Asia che dall’Europa).

I principali paesi di destino sono stati – negli ultimi quattro anni – India, Indonesia, Vietnam, Austria e Germania, che complessivamente hanno rappresentato il 74% delle esportazioni dirette e addirittura l’87% delle esportazioni nette (export-import).

Nella media 2021-2024, quasi i due terzi delle nostre esportazioni sono state verso l’Asia (da cui sono modeste le importazioni di prodotti intermedi e finiti, pari nel 2023 al 3,6% in peso e al 4,8% in valore) e poco più di un terzo verso l’Europa (il 19% del totale solo in Austria e Germania), da cui invece provengono la gran parte delle nostre importazioni (in particolare Austria e Germania sono i principali fornitori di kraftliner e testliner).

Le tipologie di carta da riciclare esportate globalmente sono principalmente costituite da kraft e ondulato (67% nella media 2021-24), da misti selezionati e non (14%), da giornalame e prodotti da paste meccaniche (18%), da carta basata su paste imbianchite (il 2%, l’unica categoria per cui le importazioni sono superiori alle esportazioni).

L’export sostanzialmente rispecchia anche l’uso interno (misti e ondulati sono l’81% dell’export e l’88% del consumo interno). In particolare, l’export di carta da riciclare delle qualità tipicamente utilizzate negli imballaggi (misti e ondulati) nel 2023, pari a 1,87 milioni di t,è stata quasi uguale alla quantità delle importazioni di imballaggi in carta e cartone (1,86 milioni di t).

Assorbire internamente l’export di carta da riciclare è tecnicamente fattibile sia soddisfacendo con la produzione interna il nostro consumo interno di imballi, sia – più realisticamente e facilmente – utilizzando pienamente la capacità produttiva esistente nella produzione di carte e cartoni per imballi. Nel 2023 vi è addirittura una sostanziale coincidenza tra le quantità di export netto e le quantità sia di import netto di carte e cartoni per imballaggi che della capacità produttiva inutilizzata di produzione imballaggi.


Il fabbisogno di gestione della carta da riciclare raccolta in Italia potrebbe essere coperto dal pieno sfruttamento della capacità produttiva nominale già installata per la produzione di imballaggi, che nel 2023 risultava sottoutilizzata per circa 1,8 milioni di tonnellate (con un tasso di utilizzo del 72%).

La capacità residua (con la produzione 2023) era pari a 1,78 milioni di tonnellate e salirebbe nel 2025 – con l’entrata in esercizio di nuovi impianti – a 1,87 milioni di t.

Per quanto il 100% di sfruttamento della capacità nominale sia un valore quasi teorico (più realisticamente i massimi sono attorni al 90 – 95% della capacità), già nel 2021 il comparto imballaggi del settore cartario aveva conseguito un tasso di utilizzazione del 93% (a fronte di una capacità nominale pari al 95% di quella installata nel 2023).

Una capacità residua inutilizzata e una potenzialità di assorbimento di carta da riciclare esistono anche nel settore delle carte grafiche e in quello delle carte domestiche e igienico-sanitarie.

Ma in questi due settori, sia la domanda di mercato che la tipologia di macero richiesta (l’Italia ha un deficit di carte di qualità superiore necessarie in questi comparti, che però potrebbe in parte essere colmato con gli investimenti PNRR sui centri di selezione), rendono meno fattibile l’incremento dell’impiego di carta da riciclare.

Uno scenario di ottimizzazione dell’impiego di carta da riciclare può essere basato sull’ipotesi di piena utilizzazione della capacità nominale esistente (al 2025) di produzione di carte e cartoni per imballaggi.

Considerate le perdite di processo, l’effettiva domanda necessaria alla copertura della capacità produttiva è pari a 1,14 t/t prodotto per l’ondulato e 0,93 t/t prodotto per cartoncino e altri imballi, a dare un fabbisogno teorico di carta da riciclare pari a 2 milioni di tonnellate (il 94% del totale esportato nel 2023), di cui 1,86 milioni di tonnellate di misto e cartone ondulato e kraft (il 99% dell’export).

Con un pieno utilizzo della capacità produttiva esistente in Italia si determinerebbero importanti benefici economici, oltre che ambientali:

  • Una  drastica  riduzione  del nostro deficit commerciale (oggi concentrato nella importazione di imballaggi e di pasta chimica) da 1,75 mld € a 0,32 mld €. Il pieno utilizzo della capacità esistente determinerebbe infatti anche un azzeramento del deficit commerciale nel settore degli imballaggi, pur diversificato tra i vari prodotti (rimarremmo importatori di ondulato). Questo corrisponderebbe a una riduzione del deficit commerciale (anche considerando l’azzeramento dei proventi dall’export di carta da riciclare) di circa 1,4 mld.
  • Un incremento dell’occupazione interna diretta (anche se meno che proporzionale all’incremento della produzione) e dell’occupazione indiretta per circa 1.400 addetti, pari al 7% del settore. Nel settore imballaggi, ciò determinerebbe un aumento pari a 1.360 addetti, con un aumento occupazionale del 12%, a fronte di un aumento della produzione di circa il 42% (rispetto al dato 2023). Poiché l’ipotesi è quella di una saturazione della capacità produttiva, vi è una maggiore produttività per addetto e la crescita occupazionale non è quindi proporzionale al volume produttivo. Inoltre, nel settore cartario la quota di operai – più legati al volume produttivo – oscilla tra il 60-75% degli addetti.
  • Un incremento notevole della produttività,  equivalente  anche ad una maggiore competitività dei prodotti. La produttività aumenterebbe del 27%, in termini di tonnellate per addetto e di tonnellate per h di lavoro.
  • Una riduzione delle emissioni, in primo luogo quelle connesse ai trasporti della carta da riciclare, oltre a un marginale efficientamento anche dei consumi energetici e idrici per unità di prodotto. Con assunzioni cautelative, si può stimare che la riduzione delle esportazioni determinerebbe una riduzione di emissioni pari a 316.000 t di CO2eq (un valore modesto, ma comunque pari allo 0.1% delle emissioni italiane). L’impiego nazionale della carta da riciclare determinerebbe anche una riduzione delle emissioni produttive, sostituendo produzioni di paesi con sistemi energetici più climalteranti. Per quanto di difficile stima, orientativamente il beneficio potrebbe essere attorno alle 200.000 t di CO2.

Un incremento sostenuto del consumo interno di carta da riciclare richiede alcune politiche di supporto. In primo luogo la riduzione dei costi energetici (elettrici e del gas) ai livelli dei competitori europei, attraverso riforme strutturali del sistema di determinazione dei prezzi e del mercato energetico. Questo rappresenta il principale ostacolo al pieno impiego della capacità produttiva nazionale.

In secondo luogo, l’attivazione di una capacità di recupero e smaltimento dei residui della lavorazione della carta da riciclare (che sono nell’ordine del 10-15% dei consumi) più efficiente ed economicamente sostenibile.

In terzo luogo, l’attivazione di misure idonee a scoraggiare l’export di carta da riciclare verso i paesi extraeuropei, pur nel rispetto delle logiche di mercato e senza determinare contraccolpi negativi su altre componenti della filiera del riciclo cartario.

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