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C&C - fascicolo di Gennaio/Febbraio 2026

PSV-TTF: differenziale gas sotto i riflettori

A inizio gennaio 2026 lo spread tra il prezzo italiano del gas (PSV) e il riferimento continentale (TTF) è tornato su livelli considerati anomali: un tema che incide direttamente sui costi di produzione, in particolare per i settori energivori come il cartario, e che si riflette anche sul prezzo dell’energia elettrica.

L’industria cartaria italiana rappresenta uno dei settori più esposti alle fluttuazioni del gas: ogni incremento dello spread PSVTTF si traduce in un aumento immediato dei costi di trasformazione per le grandi bobine destinate al mercato tissue e del packaging.

di: Carta&Cartiere

Nel pieno della stagione invernale, quando la domanda cresce e ogni disallineamento si amplifica, l’industria cartaria ha riportato l’attenzione su un nodo che ciclicamente riemerge: il differenziale tra il PSV (Punto di Scambio Virtuale, riferimento del mercato italiano) e il TTF (Title Transfer Facility, hub olandese e principale benchmark per l’Europa continentale).

Secondo quanto evidenziato da Assocarta, a inizio gennaio 2026 lo spread si era portato a circa 7,5 €/MWh, con il PSV intorno a 37 €/MWh e il TTF sotto quota 30 €/MWh, un divario definito “difficilmente spiegabile” alla luce delle condizioni generali di mercato.

Per le imprese gasivore, il gas non è solo un costo “tra i tanti”: è spesso una componente strutturale del conto economico, legata sia ai processi termici sia, indirettamente, al prezzo dell’elettricità (dato che in Italia la generazione termoelettrica a gas continua ad avere un ruolo rilevante nel formare il prezzo marginale). In altre parole: quando il gas “italiano” costa più del gas “europeo”, la penalizzazione si scarica a cascata.

Il TTF è diventato negli anni il punto di riferimento europeo più osservato. Il PSV è il perno degli scambi in Italia. In teoria, in un mercato ben integrato, la differenza tra i due dovrebbe riflettere costi fisici e di rischio relativamente contenuti (trasporto, congestioni, bilanciamento, qualità, profili di domanda/offerta, disponibilità infrastrutturale).

Quando però lo spread sale a 7–8 €/MWh, si entra in un’area in cui le spiegazioni “normali” faticano: non si tratta più di un fisiologico differenziale logistico, ma di un segnale di tensione di mercato, di liquidità o di percezione del rischio.

A inizio gennaio 2026, Assocarta aveva sottolineato che i primi freddi non bastavano a giustificare da soli un disallineamento così ampio, soprattutto se in altre aree europee le quotazioni risultavano più stabili o persino in calo.

Uno degli argomenti portati in evidenza da Assocarta riguardava gli stoccaggi: in quei giorni veniva richiamato un livello italiano attorno al 70%, superiore alla media UE stimata intorno al 60%.

Al di là della singola fotografia, il contesto europeo resta fortemente legato alla gestione degli stoccaggi: le istituzioni UE hanno prorogato e adattato le regole di riempimento proprio per mantenere alta la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre il rischio di shock invernali.

Qui sta il paradosso percepito dall’industria: se le scorte sono robuste, perché il prezzo spot italiano dovrebbe staccarsi così tanto dal benchmark continentale?

Senza forzare una sola “causa unica”, i fattori che in genere contribuiscono a questi episodi sono noti agli operatori:

  1. Tensioni lato offerta nel brevissimo e logistica GNL
    Anche con stoccaggi alti, basta che nel breve periodo si sommino alcuni eventi (riduzioni di apporti, manutenzioni, indisponibilità parziali) perché il prezzo day-ahead reagisca. In questo senso, hanno pesato anche alcune difficoltà tecniche e meteo-marine che hanno rallentato le operazioni di scarico presso i rigassificatori nazionali, limitando temporaneamente l’apporto di GNL proprio in una fase di punta della domanda.
  2. Sistema infrastrutturale e flessibilità reale
    L’Italia è un Paese “lungo”, con punti d’ingresso differenziati (Nord, Sud, GNL). La flessibilità non è solo “avere gas”, ma poterlo muovere dove serve, quando serve, con costi e vincoli coerenti.
  3. Liquidità e profondità del mercato PSV
    Se il mercato è meno liquido, bastano volumi relativamente contenuti per spostare i prezzi, soprattutto in fasi in cui la domanda civile cresce e gli operatori cercano copertura.
  4. Premi di rischio e bilanciamento
    In condizioni di incertezza, gli operatori incorporano premi di rischio legati a sbilanciamenti, disponibilità di capacità e timori di stress di sistema.

Su questo fronte, fonti di settore avevano segnalato “tensioni al PSV” collegate a freddo e apporti ridotti, con delta PSV–TTF sopra 7 €/MWh.

Assocarta aveva esplicitato un meccanismo semplice: se il gas sale (o, più precisamente, se il PSV resta più alto del TTF), il differenziale può riflettersi sul prezzo elettrico in modo amplificato. Veniva indicato che 8 €/MWh di differenziale gas possono tradursi in circa 16 €/MWh in più sull’energia elettrica.

La formazione del prezzo al PSV (Punto di Scambio Virtuale) dipende strettamente dall’efficienza della rete infrastrutturale nazionale. Eventuali colli di bottiglia o tensioni nella capacità di trasporto possono alimentare disallineamenti anomali rispetto ai benchmark europei come il TTF olandese.

Il motivo è legato all’efficienza (e quindi al rendimento) degli impianti termoelettrici e al fatto che, in molte ore, il gas resta tecnologia marginale. È un tema che per i settori energivori è doppio: colpisce sia la bolletta gas sia quella elettrica.

Nelle discussioni di policy degli ultimi mesi (e nelle aspettative sul cosiddetto “DL Bollette”, spesso richiamato dalla stampa di settore) torna un concetto ricorrente: introdurre un servizio di liquidità per aumentare la profondità degli scambi al PSV e favorire l’allineamento con il TTF.

È una misura che diverse realtà industriali hanno indicato come “attesa da tempo”, con l’obiettivo di: aumentare la liquidità sul mercato italiano; rendere più efficiente la formazione del prezzo; ridurre premi di rischio e distorsioni; trasferire benefici a valle su consumatori industriali e, indirettamente, anche su famiglie.

Il tema è stato ripreso anche da contributi e proposte del mondo “gas intensive” (grandi consumatori industriali).

Sul piano europeo, un elemento strutturale è l’evoluzione dei flussi: l’Europa sta aumentando il peso del GNL e, con esso, la connessione con dinamiche globali (anche in termini di volatilità e fasce orarie di prezzo).

In questo quadro si inserisce anche l’evoluzione dei mercati di scambio: ICE Futures Europe ha comunicato l’intenzione di estendere le ore di trading per alcuni contratti europei (tra cui il Dutch TTF), con l’idea di allinearsi a cicli di contrattazione più lunghi e “globali”. Questo non “risolve” automaticamente lo spread PSV–TTF, ma segnala una direzione: mercati sempre più interconnessi, e prezzi sempre più sensibili a fattori globali.

Per l’industria cartaria italiana, che ha una tradizione industriale lunga e una base produttiva diffusa (con distretti e filiere che hanno fatto scuola), questi episodi di spread non sono “rumore”: sono uno svantaggio competitivo reale.

Quando il PSV resta più caro del TTF: aumenta il costo marginale di produzione; si comprimono i margini, soprattutto su prodotti dove la capacità di trasferire i costi a valle è limitata; cresce l’incertezza sulle politiche di copertura; si rafforza la pressione su investimenti e piani industriali.

In un settore dove la competitività è costruita nel tempo – con impianti, know-how, persone e una cultura industriale che non si improvvisa – diventa difficile accettare che un differenziale di prezzo non pienamente giustificato finisca per penalizzare chi produce in Italia.

Restando su un piano operativo (e senza entrare nel merito di singole bozze normative), le leve tipicamente discusse sono:

  • Aumento della liquidità e della trasparenza del PSV (servizi dedicati, market making, strumenti che rendano più profondo il mercato).
  • Riduzione dei colli di bottiglia e miglior uso delle infrastrutture (trasporto, capacità, flessibilità, ottimizzazione dei punti d’ingresso, gestione dei picchi).
  • Coerenza tra mercati gas e mercati elettrici perché l’effetto sul prezzo elettrico può amplificare lo shock iniziale.
  • Monitoraggio e disciplina di mercato con un’attenzione forte a eventuali distorsioni e a segnali non coerenti con fondamentali fisici.
Il ruolo del GNL è diventato centrale nell’approvvigionamento energetico europeo. Tuttavia, le difficoltà logistiche nei rigassificatori e le dinamiche dei flussi globali possono generare picchi di prezzo “spot” che penalizzano i comparti energivori nazionali proprio nei momenti di massima domanda invernale.

Su questo, è utile ricordare che i mercati e i dati ufficiali in Italia fanno capo a soggetti istituzionali: il Gestore dei Mercati Energetici (GME) pubblica indici e risultati, inclusi quelli relativi al gas.

In definitiva, l’andamento del mercato nei primi giorni del 2026 conferma quanto la strada per una reale convergenza dei prezzi europei dell’energia sia ancora in salita.

Per un’eccellenza manifatturiera come quella cartaria italiana, il perdurare di simili differenziali di prezzo non è sostenibile nel lungo periodo.

Diventa quindi prioritario che le riforme strutturali invocate a gran voce dal settore – dal potenziamento del mercato PSV a una gestione più dinamica dei flussi infrastrutturali – trovino rapida attuazione, per evitare che la ripresa industriale venga frenata da costi energetici ingiustificatamente superiori a quelli dei diretti concorrenti europei.

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