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C&C - fascicolo di Maggio/Giugno 2026

Economia circolare, competitività e autonomia sono al centro del dibattito europeo

La conferenza annuale ECESP ha riunito istituzioni europee, industria, accademia e società civile per discutere il futuro dell’economia circolare, tra nuove normative, criticità finanziarie, competitività industriale e coinvolgimento delle comunità.

Un momento dei lavori della ECESP Annual Conference 2026 dedicata ai temi dell’economia circolare, della sostenibilità industriale e delle future strategie europee per la circular economy.

di: Carta&Cartiere

L’edizione 2026 della ECESP Annual Conference, appuntamento europeo dedicato all’economia circolare, ha affrontato i principali temi legati alla transizione circolare, dalla legislazione all’impatto sociale.

Nel corso della conferenza, i nuovi membri del Coordination Group hanno presentato le rispettive aree di competenza e contribuito a un programma particolarmente articolato, che ha affrontato temi centrali per il futuro dell’economia europea e della sostenibilità industriale.

Le diverse sessioni e workshop hanno approfondito il futuro Circular Economy Act, la progettazione di iniziative locali capaci di trasformare i principi astratti della circular economy in esperienze concrete e tangibili per i cittadini, il collegamento tra economia circolare e bioeconomia, la percezione delle giovani generazioni rispetto alla sostenibilità e il ruolo dei cosiddetti “transition brokers”, figure sempre più importanti nei processi di cambiamento industriale e organizzativo.

Uno dei temi centrali emersi durante la conferenza è stato il rafforzamento dell’autonomia strategica europea attraverso una maggiore valorizzazione delle materie prime seconde. In un contesto geopolitico caratterizzato da tensioni internazionali, volatilità dei mercati energetici e crescente competizione globale sulle risorse, l’economia circolare viene oggi considerata un elemento strategico non solo sul piano ambientale ma anche industriale ed economico.

Manifesto “Our Circular Future: una visione dei giovani per l’Europa”. © Commissione Europea.

Particolare attenzione è stata dedicata proprio al futuro Circular Economy Act (CEA), che rappresenterà uno dei principali strumenti normativi europei per sostenere il mercato delle materie prime riciclate e incentivare modelli produttivi più circolari.

Secondo quanto emerso durante il confronto, il nuovo quadro legislativo avrà l’obiettivo di incrementare sia l’offerta sia la domanda di materiali secondari, riducendo la dipendenza dell’Europa da fornitori esterni di risorse critiche e rafforzando la competitività dell’industria europea.

Il tema assume un significato particolarmente rilevante anche per la filiera cartaria e della trasformazione, che da anni rappresenta uno dei comparti più avanzati sul fronte del riciclo e dell’utilizzo efficiente delle materie prime.

Il settore della carta e del cartone costituisce infatti uno degli esempi più concreti di applicazione industriale dei principi dell’economia circolare, grazie all’elevata capacità di recupero e riutilizzo delle fibre cellulosiche.

Nel corso della conferenza è stato evidenziato come la circular economy non possa più essere considerata un ambito separato rispetto alle politiche industriali europee. Al contrario, la transizione verso modelli produttivi più efficienti nell’utilizzo delle risorse viene oggi vista come un elemento centrale per garantire competitività, resilienza industriale e sicurezza economica nel lungo periodo.

I relatori hanno inoltre sottolineato che il Circular Economy Act non sarà uno strumento perfetto sin dalla sua introduzione, ma la Commissione Europea prevede già di raccogliere feedback e osservazioni nel corso del prossimo anno per valutarne eventuali miglioramenti e correzioni.

Un altro tema affrontato in maniera approfondita riguarda la difficoltà di accesso ai finanziamenti per le imprese e i progetti legati all’economia circolare. Secondo quanto emerso durante i lavori, la disponibilità di capitali rappresenta ancora uno dei principali ostacoli alla crescita su larga scala dei modelli di business circolari.

Molti istituti finanziari e operatori del credito mostrano infatti prudenza verso attività considerate relativamente nuove o prive di uno storico consolidato. Questo atteggiamento rallenta lo sviluppo di numerosi progetti industriali innovativi, nonostante il crescente interesse verso sostenibilità, riciclo e riduzione dell’impatto ambientale.

Per affrontare questa criticità sono state indicate due possibili direzioni di intervento: da un lato una maggiore formazione del sistema finanziario sui modelli economici circolari e, dall’altro, il coinvolgimento di fondi e strumenti di investimento maggiormente orientati all’innovazione sostenibile e ai progetti industriali di lungo periodo.

La circular economy rappresenta un asset strategico per la filiera cartaria europea.

Nel corso delle sessioni è stato inoltre evidenziato come il successo della transizione circolare dipenda non soltanto dalla tecnologia e dagli investimenti, ma anche dalla capacità di coinvolgere concretamente cittadini e comunità locali.

La dimensione sociale della circular economy è stata infatti uno dei temi trasversali più presenti durante l’intera conferenza. Secondo diversi interventi, il passaggio verso modelli produttivi e di consumo più sostenibili rappresenta prima di tutto un cambiamento culturale e di mentalità.

Per questo motivo è stato ribadito che l’economia circolare non può essere imposta esclusivamente attraverso normative e regolamenti europei. La società civile deve diventare parte attiva del cambiamento, comprendendo concretamente il valore quotidiano della riduzione degli sprechi, del riutilizzo dei materiali e dell’estensione del ciclo di vita dei prodotti.

Tra gli esempi citati durante il dibattito figurano il noleggio di beni al posto dell’acquisto tradizionale, la riparazione dei prodotti anziché la loro sostituzione immediata e la maggiore attenzione verso pratiche di consumo più sostenibili.

Secondo quanto emerso dalla conferenza, anche i progetti sviluppati a livello locale e territoriale possono avere un ruolo fondamentale nel rendere più comprensibili e tangibili i principi dell’economia circolare. Le iniziative concrete sul territorio permettono infatti di trasformare concetti spesso percepiti come astratti in esperienze quotidiane capaci di coinvolgere direttamente cittadini e imprese.

Grande attenzione è stata dedicata anche alle giovani generazioni. I relatori hanno sottolineato la necessità di ascoltare maggiormente i giovani, che saranno direttamente coinvolti nelle conseguenze delle decisioni industriali, ambientali ed economiche adottate oggi.

Innovazione, sostenibilità e utilizzo efficiente delle risorse: l’economia circolare come leva strategica per la competitività industriale europea.

Nel corso della conferenza è stato inoltre affrontato il rapporto tra economia circolare e bioeconomia, tema considerato sempre più strategico per il futuro dell’industria europea. L’integrazione tra utilizzo sostenibile delle risorse biologiche, recupero dei materiali e innovazione industriale viene infatti vista come uno dei principali percorsi di sviluppo per molti comparti manifatturieri.

Per il settore cartario questo collegamento assume un’importanza particolare, considerando il ruolo centrale della fibra cellulosica, delle materie prime rinnovabili e dei processi di recupero e riciclo all’interno della filiera.

I partecipanti hanno infine ricordato che il percorso verso un’economia realmente circolare è ancora lungo. Attualmente il tasso di circolarità dell’economia europea si attesta attorno al 12%, un dato che evidenzia quanto margine di crescita esista ancora per il recupero e il riutilizzo delle risorse.

Nonostante ciò, il messaggio finale condiviso da relatori e partecipanti è stato molto chiaro: non è più possibile rimandare l’attuazione concreta dell’economia circolare.

Le emergenze climatiche, sempre più evidenti attraverso incendi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi, insieme alle tensioni geopolitiche internazionali e alla crescente competizione globale sulle risorse, stanno dimostrando come il modello economico tradizionale non sia più sostenibile nel lungo periodo.

Per questo motivo, secondo quanto emerso dalla ECESP Annual Conference 2026, l’Europa dovrà accelerare ulteriormente verso modelli industriali più efficienti, resilienti e meno dipendenti dalle materie prime provenienti dall’estero.

Per la filiera della carta, della stampa e della trasformazione, già fortemente orientata verso riciclo, recupero delle fibre ed efficientamento delle risorse, i temi affrontati durante la conferenza confermano una direzione ormai sempre più chiara: sostenibilità ambientale, competitività industriale e autonomia strategica saranno elementi sempre più integrati nelle future politiche europee e nei modelli di sviluppo dell’industria manifatturiera.

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