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C&C - fascicolo di Settembre 2026

La decarbonizzazione delle cartiere richiede investimenti sempre più ingenti

L'industria cartaria europea ha già ridotto di oltre il 50% le proprie emissioni di gas serra dal 2005, ma la fase successiva della transizione energetica richiederà investimenti senza precedenti. Secondo Cepi, servono regole stabili e strumenti in grado di sostenere concretamente questo percorso.

Le emissioni degli impianti industriali sono al centro delle politiche europee di decarbonizzazione e del dibattito sul futuro del sistema ETS.

di: Carta&Cartiere

La decarbonizzazione rappresenta una delle principali sfide che l’industria cartaria europea dovrà affrontare nei prossimi decenni. Se negli ultimi vent’anni il settore è riuscito a ridurre in modo significativo il proprio impatto climatico grazie a importanti investimenti in efficienza energetica, cogenerazione, biomassa e innovazione tecnologica, la fase successiva della transizione si presenta decisamente più complessa, sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico.

La Confederazione europea dell’industria cartaria (Cepi) ritiene necessario creare condizioni favorevoli che consentano alle imprese di proseguire gli investimenti indispensabili per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Unione Europea.

L’industria cartaria europea ha già ridotto le proprie emissioni di gas serra di oltre il 50% rispetto ai livelli del 2005, grazie a un lungo percorso di innovazione industriale e di sostituzione progressiva dei combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili, recuperi energetici e biomassa.

Questo risultato è stato ottenuto attraverso un insieme di interventi che hanno interessato l’intero ciclo produttivo, tra cui il miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti, la diffusione della cogenerazione, il crescente utilizzo della biomassa e la progressiva ottimizzazione dei processi industriali. Le prossime fasi della transizione richiederanno risorse finanziarie sempre più consistenti.

Molti degli interventi più immediati sono però già stati realizzati. Le ulteriori riduzioni delle emissioni richiederanno tecnologie sempre più sofisticate e investimenti decisamente superiori rispetto a quelli sostenuti fino a oggi. Secondo la Confederazione europea, il raggiungimento della neutralità climatica comporterà infatti investimenti annuali circa sette volte superiori a quelli attualmente effettuati dall’industria cartaria europea.

L’aspetto economico rappresenta oggi uno dei principali elementi di preoccupazione per il settore. Secondo Cepi, il completamento del percorso di decarbonizzazione richiederà investimenti sensibilmente superiori rispetto a quelli sostenuti finora. Gli interventi necessari interesseranno infatti tecnologie e impianti sempre più complessi, con tempi di realizzazione e di ritorno economico significativamente più lunghi.

La decarbonizzazione richiederà nei prossimi anni investimenti tecnologici sempre più rilevanti.

Cepi ricorda, a titolo di esempio, che la trasformazione di una cartiera tradizionale in un impianto quasi completamente privo di combustibili fossili può richiedere investimenti superiori ai 250 milioni di euro.

Anche considerando un prezzo della CO₂ pari a 70 euro per tonnellata, il risparmio economico ottenibile attraverso il sistema ETS consentirebbe un recupero dell’investimento solo dopo oltre venticinque anni, evidenziando quanto la decarbonizzazione industriale rappresenti una sfida di lungo periodo.

Per questo motivo il settore necessita di un quadro normativo stabile e prevedibile che favorisca la programmazione industriale di lungo periodo.

La Confederazione evidenzia come il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) abbia contribuito negli anni a sostenere gli investimenti nella riduzione delle emissioni. L’associazione esprime tuttavia preoccupazione per la proposta di aggiornamento dei benchmark ETS relativa al periodo 2026-2030. L’applicazione dei nuovi parametri potrebbe ridurre di circa un miliardo di euro all’anno la capacità di investimento dell’industria cartaria europea, sottraendo risorse proprio nella fase in cui saranno necessari i maggiori sforzi finanziari per completare la transizione energetica.

Per questo motivo Cepi chiede che i benchmark attualmente in vigore vengano mantenuti anche nel prossimo periodo di riferimento, consentendo alle imprese di programmare gli investimenti con maggiore certezza.

Un ulteriore aspetto evidenziato da Cepi riguarda il ruolo crescente della biomassa all’interno delle cartiere europee. Molti stabilimenti utilizzano infatti biomassa secondaria ottenuta dai sottoprodotti del processo produttivo per alimentare gli impianti energetici, riducendo il ricorso ai combustibili fossili e migliorando l’efficienza complessiva del ciclo produttivo.

Alcune delle modifiche proposte nell’ambito dell’ETS rischierebbero però di penalizzare proprio gli impianti che hanno investito con maggiore anticipo in queste tecnologie, riducendo gli incentivi economici disponibili per proseguire il percorso di decarbonizzazione.

Oltre agli aspetti ambientali, Cepi richiama l’attenzione anche sulle ricadute economiche. L’industria cartaria europea continua, infatti, a rappresentare uno dei principali pilastri della bioeconomia continentale, settore che nel 2023 ha generato un valore stimato di 2.700 miliardi di euro, pari a circa il 5% del PIL dell’Unione Europea.

La realizzazione di nuovi impianti e l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche rappresentano investimenti chiave per ridurre le emissioni del settore cartario.

La carta e i prodotti forestali sono considerati elementi strategici della bioeconomia europea perché contribuiscono a sostituire, in numerose applicazioni, materiali e prodotti di origine fossile. In quest’ottica, Cepi sottolinea come il rafforzamento della bioeconomia possa favorire contemporaneamente competitività industriale, riduzione delle emissioni e valorizzazione delle materie prime rinnovabili.

Secondo la Confederazione, preservare la competitività delle imprese europee significa anche garantire la capacità del settore di continuare a investire in innovazione, sostenibilità e sviluppo industriale.

Per il settore cartario europeo la sfida dei prossimi anni non riguarderà soltanto l’introduzione di nuove tecnologie, ma anche la capacità di creare condizioni economiche che rendano concretamente sostenibili investimenti industriali destinati a produrre risultati nell’arco di diversi decenni. In questo scenario, prevedibilità normativa, competitività internazionale e decarbonizzazione dovranno procedere di pari passo.

“Lavorando con il sistema ETS come incentivo agli investimenti, abbiamo ridotto le emissioni di gas serra di oltre il 50% dal 2005. Ma il restante percorso verso le emissioni nette zero entro il 2050 sarà molto più difficile e le riduzioni dei benchmark proposte, basate su proiezioni ormai superate e non rappresentative delle attuali condizioni di mercato, potrebbero rendere questo obiettivo quasi impossibile”, ha dichiarato Jori Ringman, Direttore Generale di Cepi.

Le decisioni che saranno assunte a livello europeo nei prossimi mesi avranno un impatto diretto sulla capacità dell’industria cartaria di continuare a investire nella decarbonizzazione, conciliando competitività industriale e obiettivi climatici in un contesto internazionale sempre più competitivo.

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