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C&C - fascicolo di Maggio/Giugno 2025

Esiste un patinante universale?

Sarà sicuramente capitato nell’ambito della produzione tissue di sentirsi dire da parte del fornitore di prodotti per il trattamento del monolucido: “Non esiste un patinante universale. Ogni macchina è una storia a sé”. Partendo da questo assunto, Petrofer Chemie ha analizzato quanto di ciò sia vero.

Petrofer Chemie headquarter.

Le differenze tra le macchine per carta sono senza dubbio notevoli:

  • Velocità: da lente a oltre 2.000 m/min.
  • Materie prime: dal 100% cellulosa vergine al 100% carta riciclata.
  • Configurazione della pressa: con o senza pressa a scarpa.
  • Tipo di Yankee: ghisa oppure acciaio inossidabile.
  • Condizioni operative: umidità, temperatura, etc.

Questo significa che ogni configurazione ha bisogno di un rivestimento proprio? I patinanti si differenziano principalmente in tre aspetti: adesione, robustezza (stabilità in diverse condizioni di processo) e morbidezza.

Molti rivestimenti morbidi tendono a essere instabili in condizioni variabili, causando problemi durante il cambio lama crespatrice e/o conseguenti rotture. I rivestimenti duri sono più robusti, ma a volte non consentono di avere una crespatura efficace e i valori di allungamento richiesti. Inoltre possono causare vibrazioni indesiderate della lama crespatrice e conseguenti formazioni di chatter marks.

Cilindro Yankee.

La velocità della macchina ha un impatto significativo sul comportamento del patinante. All’aumentare della velocità, cresce anche lo stress meccanico sulla superficie del monolucido durante la crespatura. Un patinante che risulta morbido su una macchina lenta può comportarsi in modo più rigido su una macchina veloce.

Per questo motivo, su impianti ad alta velocità si consiglia spesso l’uso di patinanti più morbidi, in modo da garantire una buona penetrazione della lama crespatrice e un’elevata qualità della carta finita. Al contrario, su macchine a bassa velocità può essere vantaggioso utilizzare una patina più robusta.

Quando si utilizza carta riciclata, i fini trasportati dal feltro allo Yankee contribuiscono a formare un consistente coating naturale, che genera già una forte adesione parziale. In questi casi è spesso necessario un patinante che funzioni da omogeneizzatore della patina, per gestire le variazioni del rivestimento naturale. Nella produzione con cellulosa vergine invece, il coating naturale è meno rilevante e il patinante deve garantire sia protezione al monolucido che un’adesione adeguata.

Le macchine con pressa a scarpa inoltre hanno esigenze particolarmente elevate. Spesso patinanti morbidi non risultano particolarmente stabili, essendo dilavati dall’ampia superficie di contatto con il feltro bagnato. I rivestimenti invece troppo rigidi non permettono una sufficiente penetrazione della lama e conseguentemente l’efficienza di crespatura e l’allungamento ne risentono negativamente, dato che queste macchine sono spesso veloci. Per questo motivo e per questo tipo di macchine vengono spesso scelti dei pacchetti con un rivestimento morbido e uno duro (sistema ibrido).

La Ricerca & Sviluppo Petrofer Chemie si avvale delle più recenti tecnologie.

Petrofer Chemie ha raccolto la sfida di sviluppare un patinante con uno spettro d’azione il più ampio possibile dando vita al COTAC 3260 H, un patinante morbido ma robusto, con forte adesione e in grado di formare una patina voluminosa, omogenea, ma anche versatile. Questa combinazione di proprietà rende questo sviluppo praticamente universalmente utilizzabile:

  • Per la carta riciclata: la sua robustezza compensa le variazioni di contenuto di coating naturale.
  • Per la fibra vergine: fornisce l’adesione necessaria e forma uno strato protettivo anche a basse dosi grazie al suo volume.
  • Per le macchine veloci: è abbastanza morbido per garantire una crespatura efficace.
  • Per le macchine lente: offre una stabilità straordinaria.
  • Nelle presse a scarpa: la combinazione di stabilità e morbidezza rende superfluo l’utilizzo di un patinante ibrido.
  • Funziona in modo affidabile: su Yankees in ghisa e acciaio, anche con produzioni ad alta umidità.

Inoltre questa voluminosità apparente, collegata al carattere adeguatamente adesivo di questo base coating, può portare a una riduzione del dosaggio fino al 30%, con conseguenti saving nell’incidenza del trattamento. È stato anche rilevato come l’utilizzo di COTAC 3260 H porti a una più uniforme usura lama nel suo profilo, con conseguente aumento della durata e minore impatto in termini di vibrazioni impartite sulla superficie dello Yankee.

Il prodotto è conforme alle normative BfR XXXVI, Nordic Swan, EU Ecolabel e Blue Angel, oltre al Decreto Ministeriale 73. La pratica conferma la teoria: numerosi clienti in tutto il mondo utilizzano già con successo COTAC 3260 H.

CASE STUDY

Un cliente con macchina con pressa a scarpa (100% fibra vergine, 5,5% di umidità) aveva il problema che il pacchetto coating in precedenza utilizzato provocava frequenti rotture in produzioni a velocità elevate con grammature relativamente basse. Di conseguenza, la velocità era stata ridotta a 1900 m/min.

Dopo il passaggio a COTAC 3260 H, la velocità è stata aumentata a 1950 m/min e il dosaggio del patinante ridotto da 3,0 a 1,8 mg/m². I dosaggi degli agenti distaccanti e del MAP invece sono rimasti invariati. L’efficienza della crespatura si è mantenuta stabilmente oltre il 90%.

Requisiti del rivestimento base e compatibilità con COTAC 3260 H.

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