Il settore manifatturiero europeo sta attraversando una fase particolarmente complessa, con livelli produttivi che nel 2025 sono diminuiti fino al 40% rispetto al 2018 e una perdita stimata di circa 200.000 posti di lavoro nell’ultimo anno.
In questo scenario critico, l’industria cartaria pur alle prese con proprie difficoltà strutturali, si conferma un comparto relativamente resiliente, evidenziando l’urgenza di soluzioni sostenibili a sostegno della competitività del continente.
Un rapporto di Deloitte ha individuato nell’utilizzo della biomassa e nella circolarità dei materiali due elementi fondamentali per rafforzare la competitività industriale europea. In assenza di interventi tempestivi, tuttavia, l’Europa rischia di perdere la propria leadership nel settore della bioeconomia.
Normativa e frammentazione
La legislazione europea continua a rappresentare un elemento di complessità per lo sviluppo della filiera della biomassa. Il settore forestale, già regolato da normative e schemi nazionali, è soggetto a oltre cento regolamenti europei aggiuntivi, con inevitabili ricadute sulla capacità di crescita. Anche sul fronte della circolarità – in particolare per quanto riguarda la raccolta della carta da riciclare – il quadro europeo risulta ancora frammentato e disomogeneo.
Questa complessità normativa solleva interrogativi rilevanti sull’effettiva volontà dell’Unione di valorizzare i propri fattori strategici di trasformazione.
Standard elevati e concorrenza globale
Le industrie europee operano secondo standard tra i più elevati al mondo in materia di sostenibilità ambientale, impronta carbonica, condizioni di lavoro e innovazione tecnologica. Tuttavia, tali requisiti non trovano un adeguato riconoscimento nella domanda di mercato, generando una concorrenza squilibrata con prodotti e materiali di origine fossile, spesso importati da Paesi extraeuropei.
Il settore sostiene l’introduzione di strumenti come meccanismi di contenuto locale e preferenze europee, ritenuti funzionali a rafforzare la resilienza delle catene del valore strategiche e l’autonomia industriale dell’Unione.
ETS e decarbonizzazione
Il rapporto evidenzia inoltre le criticità e la complessità degli strumenti pubblici destinati al finanziamento dei progetti innovativi di decarbonizzazione industriale. Tra le principali problematiche viene segnalata una redistribuzione non pienamente efficace dei proventi derivanti dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS).
Una gestione più mirata di tali risorse da parte degli Stati membri potrebbe rappresentare un vero punto di svolta per consentire all’industria di raggiungere gli stringenti obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2030.
Jori Ringman, Direttore Generale di Cepi, ha dichiarato: “L’industria europea della cellulosa e della carta ha già ridotto le proprie emissioni di gas a effetto serra di oltre il 50% rispetto ai livelli del 2005. Nel contesto attuale di prezzi elevati dell’energia, domanda debole, costi in aumento e una guerra commerciale in corso, non abbiamo altra scelta se non chiedere ai Capi di Stato dell’UE di mantenere i livelli di assegnazione gratuita e l’elenco degli impianti di cellulosa e carta ammissibili previsti per il periodo 2021-2025, e di sospendere qualsiasi misura che aumenti i costi del carbonio fino al 2030”.
Conclusioni
Il messaggio che emerge è chiaro: in una fase caratterizzata da forte pressione sui costi e tensioni geopolitiche, il comparto cartario europeo chiede stabilità normativa e misure che non aggravino ulteriormente il costo del carbonio, al fine di preservare competitività e occupazione lungo tutta la filiera.
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