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C&C - fascicolo di Marzo/Aprile 2026

Cepi interviene sulla revisione LULUCF post-2030

L’industria cartaria europea chiede obiettivi realistici e un equilibrio tra gestione forestale attiva, bioeconomia e neutralità climatica al 2050.

I prodotti a base fibrosa immagazzinano carbonio biogenico e, attraverso il riciclo, prolungano il loro ciclo di vita contribuendo agli obiettivi climatici europei.

L’industria cartaria europea, attraverso Cepi, ha espresso la propria posizione in merito alla revisione della regolamentazione LULUCF nel periodo successivo al 2030, ribadendo il pieno sostegno all’obiettivo dell’Unione Europea di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Il settore contribuisce già in modo significativo alla decarbonizzazione, avendo ridotto le proprie emissioni di CO₂ del 46% rispetto al 2005, grazie a processi produttivi sempre più decarbonizzati, alla gestione forestale sostenibile e alla diffusione di prodotti a base fibrosa in grado di immagazzinare carbonio biogenico e sostituire materiali e fonti energetiche ad alta intensità fossile.

Il cambiamento climatico è principalmente determinato dalle emissioni derivanti dai combustibili fossili. I pozzi naturali e tecnici di assorbimento del carbonio possono contribuire a mitigarne gli effetti, ma l’espansione della bioeconomia forestale – che rappresenta un sito manifatturiero su cinque in Europa e si basa su materie prime coltivate nell’UE – svolge un ruolo altrettanto centrale, fornendo ai cittadini prodotti a ridotta impronta climatica e diminuendo la domanda di alternative fossili.

Allo stesso tempo, l’Europa deve affrontare sfide crescenti che incidono sulla capacità di assorbimento delle foreste. L’intensificazione delle perturbazioni naturali, l’invecchiamento dei popolamenti forestali, l’aumento di incendi, siccità e infestazioni parassitarie, oltre a livelli di prelievo più elevati legati a tagli di recupero e a fattori geopolitici, stanno rendendo più difficile per numerosi Stati membri il raggiungimento degli obiettivi di assorbimento previsti al 2030.

Secondo Cepi, una gestione forestale attiva e sostenibile è fondamentale per rafforzare la resilienza delle foreste, stimolarne la crescita e garantire un approvvigionamento stabile di materie prime rinnovabili a basso impatto climatico.

Per gestione attiva si intende un approccio adattato alle condizioni locali, in grado di assicurare rigenerazione e incremento della crescita, fornendo al contempo prodotti a base legnosa e servizi ecosistemici. Rientra in questa strategia anche la sperimentazione e l’impiego di specie e varietà più resistenti a condizioni climatiche estreme.

Foresta europea: la gestione forestale attiva e sostenibile è fondamentale per rafforzare la resilienza degli ecosistemi, incrementare l’assorbimento di CO₂ e sostenere lo sviluppo della bioeconomia.

In relazione agli obiettivi climatici al 2040, Cepi ha evidenziato la necessità di rivedere la regolamentazione LULUCF affinché preveda target realistici ed equilibrati, capaci di conciliare il mantenimento di pozzi di carbonio nel lungo periodo (2050 e oltre) con lo sviluppo di una bioeconomia in crescita, come riconosciuto negli ultimi emendamenti alla Legge europea sul clima.

Un corretto equilibrio tra silvicoltura produttiva e conservativa viene ritenuto essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Le evidenze scientifiche mostrano infatti che foreste gestite per coniugare produzione sostenibile e conservazione contribuiscono in modo determinante alla mitigazione climatica, evitando la saturazione del pozzo nel lungo periodo e combinando sequestro di carbonio, stoccaggio nei prodotti e sostituzione di materiali ed energie fossili.

Le foreste non devono compensare le emissioni dei settori difficili da decarbonizzare
Gli assorbimenti di carbonio delle foreste svolgono un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi climatici europei, ma non dovrebbero essere utilizzati per attenuare l’ambizione di riduzione delle emissioni di gas serra in altri comparti.

Una simile strategia rischierebbe di risultare inefficiente e controproducente. La priorità dell’UE dovrebbe rimanere la riduzione delle emissioni fossili, valorizzando al contempo il potenziale di mitigazione del settore forestale attraverso una gestione attiva e lo sviluppo della bioeconomia.

Prevedere intervalli indicativi invece di target annuali LULUCF
Alla luce delle incertezze climatiche e della naturale variabilità dei pozzi forestali, obiettivi annuali rigidi non sono considerati strumenti adeguati a orientare le politiche nazionali. Sarebbe preferibile definire un intervallo indicativo di assorbimento, che consenta agli Stati membri una maggiore flessibilità nella gestione di eventi straordinari o di forza maggiore, pur mantenendo la rotta dell’azione climatica nel settore del territorio.

Stabilimento cartario europeo: la filiera foresta-industria è un pilastro della bioeconomia e decarbonizzazione, con prodotti a base fibrosa che contribuiscono allo stoccaggio del carbonio e alla sostituzione di materiali fossili.

Riconoscere i compromessi tra obiettivi di breve e lungo periodo
Le politiche post-2030 dovrebbero evitare misure che puntano ad aumentare i pozzi nel breve termine limitando la gestione forestale attiva, ad esempio ritardando o rinunciando ai tagli.

Tale approccio potrebbe condurre nel tempo alla saturazione del pozzo, riducendo la resilienza delle foreste e generando effetti socio-economici negativi per il comparto forestale, per la bioeconomia e per l’autonomia europea, con il rischio di incrementare le importazioni di materie prime extra-UE.

Ampliare e aggiornare la categoria dei prodotti legnosi raccolti (HWP)
I valori di emivita utilizzati nell’ambito del LULUCF per i prodotti legnosi raccolti – attualmente limitati a segati, pannelli e carta – dovrebbero essere aggiornati e integrati con nuove categorie. I valori predefiniti, basati sulle linee guida IPCC del 2006, non riflettono i miglioramenti nei tassi di riciclo e nell’innovazione di prodotto.

I prodotti a base fibrosa restano oggi in uso più a lungo grazie a cicli di riciclo multipli e nuove applicazioni, come tessili a base legnosa, prodotti chimici, sottoprodotti e residui, stanno acquisendo crescente rilevanza. L’aggiornamento potrebbe basarsi su metodologie come lo standard ISO 13391 sulla dinamica dei gas serra.

Includere formalmente il beneficio di sostituzione
L’attuale regolamentazione LULUCF non riconosce l’effetto di sostituzione dei prodotti a base legnosa, che è invece rilevante quanto il pozzo forestale stesso. Il beneficio di sostituzione riguarda un’ampia gamma di prodotti forestali, non soltanto quelli a lunga durata: ad esempio, i prodotti a base fibrosa possono presentare fattori di sostituzione compresi tra 1 e 1,5 kg C/kg C per imballaggi e prodotti chimici, fino a 2,8 kg C/kg C per i tessili a base legnosa.

Gli Stati membri dovrebbero misurare e rendicontare tali effetti, rendendo visibile il contributo della bioeconomia forestale, incentivando la sostituzione dei materiali fossili e rafforzando la competitività e la resilienza dell’Europa.

Anche in questo caso, lo standard ISO 13391 viene indicato come riferimento metodologico adeguato.

Cepi e tutta l’industria cartaria europea ha ribadito che una revisione equilibrata e pragmatica del quadro LULUCF post-2030 è essenziale per garantire integrità ambientale, sostenibilità economica e sviluppo di lungo periodo delle foreste europee e della filiera cartaria.

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