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Articolo pubblicato nel fascicolo di Marzo / Aprile 2023 di Carta & Cartiere ENERGIA

Cogenerazione: le associazioni chiedono un tavolo permanente, politiche e strategie adeguate

Assocarta è fra i firmatari dell’appello al Governo e al Parlamento sulla produzione combinata di elettricità e calore (cogenerazione).

di: Assocarta

“Si confida che il Governo e il Parlamento possano adottare politiche e strategie in grado di rafforzare l’uso della cogenerazione nei prossimi dieci anni, in virtù dei benefici apportati in termini energetici, ambientali e di competitività al sistema energetico e alle imprese nazionali. Piu fonti rinnovabili avremo, più la cogenerazione sarà essenziale” – afferma il Direttore Generale di Assocarta Massimo Medugno.

Aumentare la quota delle fonti energetiche rinnovabili è un obiettivo condiviso da tutti. Tuttavia, molte fonti rinnovabili non sono programmabili, mentre la programmazione è fondamentale nelle attività industriali e in molti servizi essenziali per la società. Ecco, dunque, l’importanza di avere una fonte energetica programmabile ed efficiente a gas e, in prospettiva, a “gas verdi”: la cogenerazione.

“Va ricordato – sottolinea Medugno – che la produzione combinata di elettricità e calore (per usi di processo, riscaldamento e raffrescamento) – o cogenerazione – è una soluzione virtuosa in grado di ridurre sia i consumi energetici in fonti primarie, e dunque anche la dipendenza dall’estero, che le emissioni di CO2. In sostanza lo stesso impianto produce energia elettrica e termica, utilizzata da diverse industrie e per vari edifici ed utenze del terziario. Oltretutto, l’Italia è uno dei Paesi leader in Europa per l’impiego di questa soluzione”.

Secondo i dati di Terna sugli impianti termoelettrici, in Italia a fine 2021 operavano 8.124 centrali termoelettriche di cui ben 6.223 sono impianti con produzione combinata di energia elettrica e calore, ossia circa il 77%. Nel 2019 su una generazione netta per via termoelettrica di 186,7 TWh, di questi ben 103,6 TWh venivano da impianti cogenerativi utilizzando diversi combustibili: gas naturale di rete (circa 80%), gas prodotti localmente dalla gassificazione di residui e rifiuti, biogas di fermentazione di rifiuti di vario tipo, prodotti petroliferi, biomasse solide e rifiuti urbani.

È quindi straordinariamente importante per il Paese e per l’industria, inclusa quella cartaria, che vengano perseguite le seguenti linee di azione:

  • sia adottato un piano di sviluppo di biocombustibili in Italia e in Europa che possa incrementare la disponibilità di questi ultimi, anche attraverso il PNRR;
  • sia data la possibilità di impiegare per la CAR anche gas sintetici prodotti da sistemi Power-To-Gas, in particolare se alimentati da fonti rinnovabili o, transitoriamente, a basse emissioni (ciò peraltro potrebbe favorire il superamento dei problemi legati alla probabile sovrapproduzione rinnovabile del Sud Italia nei prossimi anni, trasformando l’eccesso di produzione in biocombustibili invece di fermare gli impianti);
  • venga introdotto un meccanismo che moduli i parametri sulla effettiva disponibilità di combustibili rinnovabili;
  • sia data la possibilità di utilizzare la Garanzia di Origine per la certificazione dell’origine rinnovabile delle fonti utilizzate, quali biometano o altri biocombustibili prelevati da rete.

Tra le richieste dei firmatari c’è quella di istituire da subito un tavolo permanente con le associazioni coinvolte nella filiera in modo da individuare le migliori strategie per salvaguardare la cogenerazione ad alto rendimento ed evitare le possibili ricadute negative per il Paese nell’ottica del percorso di decarbonizzazione dell’economia.

LE ASSOCIAZIONI DELLA FILIERA CHIEDONO OPPORTUNI INTERVENTI LEGISLATIVI

L’appello, promosso da FIRE e cofirmato da Assocarta, Cogen Europe, Consorzio italiano biogas, Confindustria Ceramica, Coordinamento FREE, Federchimica e Italcogen evidenzia le incertezze e i rischi che riguardano la cogenerazione, una soluzione largamente usata nel nostro Paese, a causa di un’evoluzione della legislazione europea che mette a rischio non solo le nuove realizzazioni, ma anche quanto ampiamente adottato nei decenni dalle imprese nell’industria e nel terziario e da ospedali e altri enti pubblici. In assenza di opportuni interventi legislativi, evidenziano i rappresentati delle associazioni, si produrranno conseguenze negative per la sicurezza del sistema elettrico nazionale, per la competitività delle imprese che utilizzano questa soluzione, per gli obiettivi di decarbonizzazione e per i consumi energetici di energia primaria.

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