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C&C - fascicolo di Ottobre 2025

Federmacchine: 2024 difficile per l’industria italiana del bene strumentale

Nel 2025 atteso un ritorno al segno positivo, ma senza rilancio.

Il Presidente di Federmacchine, Bruno Bettelli.

Il 2024 si è chiuso con un andamento negativo per l’industria italiana del bene strumentale, che ha registrato cali in tutti i principali indicatori economici. L’anno appena archiviato si colloca tra i più complessi degli ultimi tempi per l’intero comparto manifatturiero.

Le previsioni per il 2025 indicano una possibile inversione di tendenza, con un ritorno al segno positivo, seppur su livelli ancora contenuti.

L’analisi è stata presentata dal Gruppo Statistiche Federmacchine in occasione dell’Assemblea Annuale della federazione. Accanto al Presidente Bruno Bettelli è intervenuta la Vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Barbara Cimmino.

Nel 2024, il fatturato complessivo del settore si è attestato a 52,5 miliardi di euro, segnando una flessione del 7,4% rispetto al 2023. Il calo è stato determinato in gran parte dalla riduzione delle consegne dei costruttori italiani sul mercato interno, penalizzato dal blocco dei consumi.

Anche l’export ha risentito della congiuntura negativa, pur contenendo maggiormente le perdite: le esportazioni sono diminuite del 4,2%, fermandosi a 36 miliardi di euro.

Barbara Cimmino, Vicepresidente Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti.

Le consegne sul mercato domestico hanno invece subito una contrazione più marcata, scendendo a 16,4 miliardi di euro (-13,7% rispetto al 2023). Il consumo interno ha registrato un ridimensionamento ancora maggiore, superando di poco i 26 miliardi di euro (-14,3%).

Le importazioni, penalizzate dalla debolezza della domanda, sono calate del 15,2%, fermandosi a 9,8 miliardi di euro.

Nonostante le difficoltà, le imprese italiane hanno confermato la loro capacità di presidiare il mercato interno: il rapporto import/consumo si è attestato al 37,3%, mentre l’export/fatturato è salito al 68,7%.

Il 2025 viene considerato un anno di transizione, con una crescita modesta che segna un’inversione rispetto al 2024 ma non un vero e proprio rilancio. Il fatturato complessivo è previsto in aumento dell’1,6%, raggiungendo i 53,3 miliardi di euro. L’export dovrebbe mantenersi sostanzialmente stabile a 36,3 miliardi (+0,6%) in un contesto internazionale ancora incerto.

Il consumo interno è atteso in crescita del 2%, attestandosi a 26,7 miliardi di euro. A beneficiarne saranno soprattutto i costruttori italiani, con consegne sul mercato domestico previste in aumento del 3,7% a 17 miliardi.

Le importazioni, invece, dovrebbero ridursi leggermente a 9,7 miliardi (-1%).

Nel 2024, la quota di fatturato realizzata in Italia si è attestata al 31,3%, mentre il 36,3% è stato destinato agli altri Paesi europei. L’area europea ha quindi assorbito complessivamente il 68% del fatturato di comparto. Seguono le Americhe con il 16,6% e l’Asia con l’11,8%.

Tra i principali mercati di destinazione, gli Stati Uniti si confermano al primo posto con 5 miliardi di euro (-0,1%), seguiti da Germania (3,6 miliardi, -8,5%), Francia (2,5 miliardi, -5,2%), Cina (1,6 miliardi, -12,7%) e Spagna (1,5 miliardi, +3%). Da segnalare che solo Spagna e India hanno registrato crescite nelle importazioni di macchinari italiani.

“Nonostante la discesa piuttosto ripida, il fatturato 2024 è rimasto su livelli comunque elevati grazie anche ai risultati eccezionali degli anni precedenti,” ha dichiarato Bruno Bettelli, presidente Federmacchine. “Il 2025 si prospetta con segno positivo grazie al lieve recupero dell’attività dei costruttori italiani sul mercato interno e alla sostanziale tenuta dell’export.”

Riguardo al contesto internazionale, Bettelli ha aggiunto: “La guerra commerciale sta creando notevoli problemi a tutto il manifatturiero. Gli Stati Uniti rappresentano per noi costruttori di macchine utensili il primo mercato di esportazione, un risultato importante che rischia di essere ridimensionato dall’introduzione di dazi troppo elevati.

Ciò che preoccupa maggiormente è però l’instabilità generata da continui annunci e smentite: questo clima può bloccare la domanda e frenare gli investimenti.”

Il presidente ha sottolineato l’importanza di “un piano alternativo qualora il dialogo tra Bruxelles e Washington non porti ai risultati sperati, valutando accordi di libero scambio sul modello UE-MERCOSUR”.

“Federmacchine – ha aggiunto Bettelli – insieme a Confindustria ha realizzato la seconda edizione del Rapporto Ingenium, che evidenzia un potenziale di 8 miliardi di euro di export aggiuntivo. Dobbiamo coinvolgere tutti gli attori del sistema Paese – MAECI, ICE, Sace e Simest – per rafforzare la nostra presenza sui mercati strategici. Dopo la missione dei mesi scorsi, torneremo in Messico a ottobre per presentare nuovamente il Rapporto Ingenium, consapevoli delle opportunità che questo Paese offre all’industria italiana di settore.”

Sul fronte interno, Bettelli ha concluso: “Il 2025 coincide con la chiusura dei provvedimenti 4.0 e 5.0 che hanno sostenuto la domanda di nuove tecnologie. È fondamentale che il Governo inizi fin d’ora a delineare un piano industriale per accompagnare l’industria manifatturiera italiana dal 2026 in avanti.”

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