CARTA DA RICICLARE
Con tale livello di consumo l’Italia si è ancora una volta confermata secondo principale utilizzatore europeo (nel 2019 risultava al quarto posto, nel 2020 era salita al terzo) di questa materia prima, dopo la Germania, seguita da Spagna e Francia: il consumo italiano di carta da riciclare nell’anno appena chiuso costituisce l’11,4% dei volumi impiegati nel complesso dell’area CEPI (circa 44 mln ton nel 2023, -7,1% sui 47,3 mln ton del 2022).
La raccolta nazionale di carta da riciclare, stimata attraverso il dato di raccolta apparente (consumo di carta da riciclare – import + export), aumentata quasi continuativamente dal 2014 al 2021, anno in cui ha segnato il record di oltre 7 mln ton, ha segnato il passo nel 2022 (-7,2%) per registrare nel 2023 un incremento del 5.6%, posizionandosi poco oltre 6,9 mln ton.
Secondo le indicazioni Comieco al momento disponibili, la raccolta differenziata urbana si sarebbe collocata nel 2023 intorno ai 3,7 mln ton, sostanzialmente in linea con il 2022 (oltre 3,6 mln ton). L’export, dopo il recupero presentato nel 2022 (+7,6%) dalla forte compressione registrata nel 2021 (-27.1% su 2020), nel 2023 ha raggiunto il livello record di 2,2 mln ton, con un aumento del 48,3%.
Riguardo alle destinazioni occorre ricordare che, per effetto delle politiche di molti governi di Paesi asiatici volte al controllo e al contenimento dell’import di carta da riciclare (inizialmente Cina, dove da inizio 2021 è in vigore il divieto assoluto, poi altri, quali Indonesia, Vietnam, Malesia), l’export verso l’area asiatica era sceso nel corso del 2021 (da quasi 1,1 mln ton a poco più di 661mila ton) arrivando ad assorbire il 49% del nostro export totale (intorno al 70% fino al 2018).

La riduzione dei volumi diretti verso quest’area è proseguita, decelerando, per gran parte del 2022, per chiudere l’anno in ripresa (817mila ton; +23%) e nel 2023 ha superato 1,7 mln ton, oltre il doppio del volume 2022.
L’Asia si è pertanto confermato come principale mercato di sbocco dell’export italiano di carta da riciclare (80,5% del nostro totale export; 56,3% nel 2022). Da segnalare in particolare l’aumento dei volumi diretti verso l’India (+133,1% dopo il +184% del 2022), pari oltre la metà di quelli assorbiti dall’area (43% delle nostre totali esportazioni).
Aumentati anche i volumi diretti verso Indonesia (+19%) e Vietnam (+184%) che assorbono rispettivamente il 15,2% e il 7,7% del nostro export di carta da riciclare, cui si aggiungono quelli destinati a Laos, Malesia e Tailandia, in forte crescita tra il 2022 e il 2023. Quasi inesistente l’export verso la Cina. Nuovamente in riduzione, invece, l’export verso il complesso dei Paesi UE27 (-22,6%) che assorbe il 16,8% del nostro export (32,1% nel 2022; 41,2% nel 2021).
Cali diffusi a tutte le destinazioni dell’area, con particolare riguardo ai volumi diretti verso Germania (-31,5%) e Austria (-14,2%), nostri principali partners. Ridotti anche nel 2023 i già molto contenuti volumi di carta da riciclare importati (272mila ton dalle 319mila ton del 2022; -14,6% dopo il calo del 13% registrato nel 2022). Tale volume copre il 5,4% del fabbisogno delle cartiere nazionali (intorno al 6% tra il 2021 e il 2022; 7/8% fino al 2018, 4,9%, minimo assoluto, nel 2020).
Riguardo alle provenienze, le riduzioni appaiono ancora una volta abbastanza generalizzate. Da segnalare, in particolare i minori volumi provenienti dall’area UE27 (-14,5%) – che costituiscono il 59% del nostro totale import – per i minori afflussi da Germania (-12,5%) e Svezia (-14,9%), a fronte degli aumentati volumi provenienti dalla Francia (+6,6%).
Ridotto anche l’import dagli Stati Uniti (32,4% del nostro totale import; -11% sui volumi importati nel 2022). Il tasso di utilizzo (rapporto tra consumo di carta da riciclare e produzione di carte e cartoni) ed il tasso di riciclo (rapporto tra consumo di materia prima e consumo apparente di carte e cartoni) nel 2023 si sono collocati sui livelli massimi rispettivamente del 67% e del 54,8%; parametro, quest’ultimo, che nel packaging supera ormai l’85%.
Occorre ricordare che le oscillazioni annuali di questi parametri dipendono dai diversi andamenti delle variabili poste a confronto. A questo proposito occorre segnalare la progressiva crescente presenza nella composizione merceologica di produzione e consumo di carte e cartoni dei prodotti per packaging, realizzati, molto spesso quasi esclusivamente, impiegando fibre riciclate.
Tale fenomeno si è fortemente accentuato nel corso del 2020 e confermato tra il 2021 e il 2023 per effetto delle riconversioni produttive verso il packaging e, dal lato della domanda, con l’espansione e il consolidamento degli acquisti on-line.

Riguardo al tasso di riciclo, occorre rammentare che l’European Recovered Paper Council (ERPC), istituito presso CEPI fin dal 2000 con lo scopo di monitorare l’impegno dell’industria europea nel campo del riciclo, ha lanciato nel giugno 2022 la quinta “European Declaration of Paper Recycling” fissando per il complesso dei paesi (UE 27 + Norvegia, Svizzera e Regno Unito) l’obiettivo volontario di portare tale indicatore al 76% entro il 2030.
Recependo tale obiettivo, il Monitoring Report, pubblicato nell’agosto scorso, ha attestato che nel 2022 il 70,5% (71,4% nel 2021) della carta consumata in Europa è stato reimpiegato per dar vita a nuova carta. Il riposizionamento del tasso di riciclo tra il 2021 e il 2022 è spiegato dalla ridotta attività delle cartiere utilizzatrici di carta da riciclare, colpite più pesantemente di quelle che impiegano prevalentemente fibre vergini dalle impennate dei costi del gas in quanto maggiormente dipendenti da questa materia prima energetica.
Prendendo a base i consuntivi 2021, il documento conferma il primato europeo nel riciclo della carta, cui segue il Nord America con un tasso di riciclo del 66%. Nella media mondiale tale parametro è pari al 59,9%. La carta è inoltre il materiale da imballaggio più riciclato in Europa (UE27): a fronte dell’81,5% calcolato per le carte e cartoni da imballaggio, l’acciaio presenta un tasso di riciclo del 75,7%, il vetro del 75,9%, la plastica del 37,6% (dati 2020 – fonte Eurostat).
Secondo quanto risulta dal rapporto Comieco, nel 2022 l’Italia ha riciclato l’81,2% degli imballaggi in carta, superando il target del 75% fissato per il 2025 dalla Direttiva UE 2018/852. Tornando alle sintesi nazionali, le statistiche evidenziano un tasso di raccolta (rapporto tra raccolta apparente di carta da riciclare e consumo apparente di carte e cartoni) pari al 75,4%, nuovo massimo storico dopo il 70,8% toccato nel 2020.
PASTE PER CARTA
In presenza di una produzione nazionale esigua, il fabbisogno nazionale di fibre vergini è pressoché totalmente soddisfatto da importazioni, che nel 2023 si sono attestate in prossimità di 3,1 mln ton, in riduzione del 6,1% rispetto ai volumi del 2022 (+6% sul 2021).
Dopo che nel 2022 i volumi importati erano aumentati a fronte degli andamenti presentati dalla produzione di carte per usi igienicosanitari e di carte per usi grafici (in sensibile calo), per la necessità delle cartiere di garantirsi la disponibilità anche a medio periodo di materia prima in un anno così anomalo sotto l’aspetto dei costi delle materie prime, soprattutto, come ricordato più volte, di quelle energetiche e dei relativi riflessi su disponibilità e costi della logistica, il contenuto calo riscontrato nel 2023 sconta gli effetti del diffuso fenomeno di consumo degli stocks che ha interessato prodotti e materie prime del settore durante gran parte dell’anno.
La riduzione dei volumi importati appare piuttosto generalizzata alle diverse provenienze: gli afflussi dall’area sud americana, che, pari ad oltre 1,6 mln ton, costituiscono il 52,8% del nostro import totale (52% nel 2022), risultano scesi del 4,7%.

Principale fornitore di quest’area al mercato italiano resta il Brasile (circa il 36,2% del nostro totale import; – 8% nel 2023 dopo il +5,5% del 2022 e il +21,6% del 2021). Leggermente più accentuato il calo dei volumi provenienti dall’area UE27 (-6% rispetto al 2022 quando erano aumentati del 12,3% sul 2021); area che, come nel 2022, rappresenta il 41,5% del totale import, quota vicina a quelle visibili fino al 2017 (38-40% tra il 2018 e il 2021).
Tra i principali fornitori dell’area, da segnalare le riduzioni degli afflussi da Svezia (-17,8%), Germania (-9%) e Austria (-10,9%); in aumento l’import dalla Finlandia (+3,6%), Spagna (+22,8%) e Francia (+8,4%). Nuovamente in riduzione l’import dall’area nord americana (-18,4%) da cui proviene un limitato 5,5% del nostro import di cellulose (14,6% nel 2019, prima delle progressive riduzioni annuali) con gli afflussi dagli USA, principale fornitore dell’area al mercato italiano, ridotti di circa il 12%.
L’esame dei volumi relativi all’import delle diverse qualità di paste chimiche, su cui si concentrano le importazioni italiane di fibre vergini, nelle sintesi 2023 indicano come l’import di fibra lunga, che all’inizio delle osservazioni era prevalente (66% nel 2001), sia limitato al 35% a fronte dei maggiori volumi ormai costituiti da fibra corta (65% attuali contro il 34% del 2001).
Tale fenomeno è da ricondurre alla progressiva riduzione di capacità nel settore delle carte grafiche, comparto che privilegia l’impiego della fibra lunga e alla pressoché costante crescita di lungo periodo della produzione di carte per usi igienico-sanitari, attività caratterizzata dall’impiego prevalente di fibra corta. ❙
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