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Articolo pubblicato nel fascicolo di Novembre / Dicembre 2023 di Carta & Cartiere CONVEGNO MIAC ENERGY

PREPARARSI AL GREEN NEW DEAL

La sfida per la decarbonizzazione del settore cartario richiede una molteplicità di approcci e soluzioni nel campo del risparmio energetico e della produzione efficiente di energia.

di: Redazione Carta & Cartiere

La recente proposta di aggiornamento del Piano Nazionale integrato per l’Energia e il Clima riporta rinnovate e ambiziose sfide nel percorso di riduzione delle emissioni di gas serra, incremento dell’uso delle energie rinnovabili e incisività delle misure di efficienza energetica in tutti i settori produttivi.

L’industria della carta e del cartone è una delle più energy intensive in Italia ma nonostante questo ha affrontato e sta continuando ad affrontare la sfida della decarbonizzazione. Le aziende del comparto producono infatti in autonomia circa l’80% dell’elettricità di cui hanno bisogno attraverso impianti di cogenerazione che forniscono anche servizi alla rete.

Ma oltre alla cogenerazione, in che modo l’industria della carta e della cellulosa può contribuire a raggiungere la carbon neutrality? Quali infrastrutture, tecnologie e soluzioni di efficienza energetica sono disponibili per supportare il settore cartario nel percorso verso la decarbonizzazione? Una singola soluzione evidentemente non risolve il problema in quanto la risposta deve essere trovata in un mix equilibrato di molti piccoli passaggi.

I corridoi di MIAC 2023 al Polo Fiere di Lucca.
I corridoi di MIAC 2023 al Polo Fiere di Lucca.

Di questi temi si è discusso durante il Convegno MIAC Energy dal titolo “Prepararsi al Green New Deal”, organizzato in collaborazione con Assocarta durante la seconda giornata del MIAC 2023, la Mostra Internazionale dell’Industria Cartaria di Lucca.

Moderato da Alessandro Bertoglio, Responsabile energia e trasporti di Assocarta e con un intervento introduttivo sul mercato energetico da parte di GSE, al Convegno si è discusso di esperienze in cartiera e di tecnologie per l’ottimizzazione e il risparmio energetico con gli interventi di Baker Hughes, Sofidel, Valmet, Voith Paper, Solar Tubines e Renovit. Sponsor dei convegni di MIAC 2023 è l’azienda Indexa.

In Italia si osserva una tendenziale contrazione dei consumi nazionali di energia; nel 2022, in particolare, i consumi stimati di energia primaria (esclusi gli usi non energetici) si sono ridotti del 16% circa rispetto al 2010, mentre i consumi finali del 14%, per effetto sia dell’incremento dell’efficienza energetica sia di dinamiche economiche.

I valori indicati nello scenario di policy PNIEC 2023 per il 2030 in termini di consumi assoluti sono pari a 122 Mtep per l’energia primaria e a 100 Mtep per i consumi finali; per entrambe le grandezze, i dati stimati per il 2022 risultano leggermente inferiori ai valori delle traiettorie PNIEC per lo stesso anno. L’obiettivo al 2030, di cui all’art. 8 della revisione della Direttiva 27/2012/CE (EED), prevede il raggiungimento di un risparmio energetico cumulato da misure 2021-2030 pari a 73,4 Mtep (consumi finali).

Per quanto riguarda le fonti rinnobvabili nel settore elettrico, a fine 2022 risultano installati in Italia circa 61 GW di impianti FER; la fonte solare concentra la maggiore potenza efficiente lorda (25 GW), seguita da idraulica (19 GW) ed eolica (12 GW). In termini di nuova potenza installata al 2030, lo scenario di policy PNIEC 2023 indica che la fonte eolica e la fonte solare raggiungano nel 2030 rispettivamente circa 28 GW e 80 GW. Per le altre fonti, invece, lo scenario PNIEC si attesta su valori non distanti da quelli attuali.

Per quanto riguarda l’idrogeno, gli obiettivi UE e nazionali indicano che è necessario promuovere l’impiego dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio per decarbonizzare i settori hard to abate e i trasporti, in particolare navigazione e aviazione. La direttiva RED III e i regolamenti RefuelEU Aviation e FuelEU Maritime hanno definito obiettivi sull’idrogeno rinnovabile e i combustibili rinnovabili di origine non biologica.

Gli obblighi di uso dell’idrogeno rinnovabile al 2030 porterebbero a consumi di circa 0,25 Mton/anno e si stima che almeno l’80% della domanda sarà prodotta sul territorio nazionale. È necessaria inoltre una capacità (elettrica) di circa 3 GW di elettrolizzatori.

In sintesi il percorso verso la neutralità carbonica nel Piano Nazionale Italiano Energia e Clima prevede: grande crescita del fotovoltaico (+57 GW rispetto al 2021), dell’eolico (+17 GW vs 2021), delle pompe di calore e del biometano (sia nei trasporti che nel settore termico); elettrificazione dei consumi (+1,7 Mtep tra trasporti, residenziale e terziario); sensibile riduzione di consumi ed emissioni nel settore residenziale e terziario (-7 Mtep); decarbonizzazione dei trasporti: +3 Mtep di rinnovabili (6,6 mln auto elettriche) e riduzione petroliferi; importante contributo dell’idrogeno rinnovabile (0,25 Mton al 2030) nell’industria e nei trasporti; interventi infrastrutturali (reti, pompaggi, accumuli elettrochimici, colonnine di ricarica, ecc.); contrasto alla povertà energetica.

Le modalità di intervento prevedono una pianificazione integrata per accelerare i tempi e ridurre gli impatti ambientali della realizzazione delle infrastrutture; una forte connessione tra diversi ambiti (generazione elettrica, mobilità e altri consumi, ruolo attivo della domanda); sinergia e integrazione di politiche e misure diverse per massimizzarne efficacia ed efficienza; importanza delle scelte dei cittadini (rilevanti, accanto a quelle finanziarie, altre leve comportamentali e informative); partecipazione alle comunità energetiche.

Baker Hughes lavora per proporre soluzioni tecnologiche all’avanguardia per la decarbonizzazione lungo l’intera catena del valore dell’energia, che punta a rendere più sicura, più sostenibile e più efficiente per le persone e per il pianeta.

L’industria cartaria è una filiera solida, innovativa, decisa a ottimizzare l’efficienza produttiva e contenere i costi energetici in un’ottica di sostenibilità. La priorità ora è di ridurre costi e impatto ambientale, sebbene la filiera della carta sia energivora (soprattutto per l’asciugatura) ma pulita (usa acqua ed energia elettrica) e una delle più virtuose nel comparto industriale, rappresentando un concreto esempio di riciclo di materia prima ed ecocompatibilità.

La decarbonizzazione è un obiettivo già in atto e nel mirino delle sempre più stringenti normative italiane ed europee, che l’attuale contesto economico rende più arduo realizzare. Baker Hughes, in collaborazione con Assocarta, ha condotto un’indagine conoscitiva tra le cartiere italiane sul loro orientamento nell’affrontare le sfide future della decarbonizzazione e della transizione energetica.

All’indagine hanno aderito aziende produttrici di paste per carta, carta e cartone con stabilimenti produttivi operanti in Italia. Il campione dell’indagine è formato in particolare da 24 aziende che rappresentano il 55% della produzione nazionale, pari ad un fatturato di circa 5 miliardi di euro. Secondo i risultati della ricerca, i prezzi dell’energia sono una variabile critica per la maggior parte del campione analizzato, seguiti dal tema dell’efficienza energetica.

Le emissioni di CO2 e la percezione da parte dell’opinione pubblica a livello ambientale nei confronti del settore cartario sono altri due fattori importanti per gran parte delle aziende. La maggior parte del campione riferisce inoltre che le recenti dinamiche di rialzo dei prezzi di mercato delle materie prime energetiche hanno influenzato le strategie relative al consumo di energia, dove il cambiamento chiave nella strategia è la promozione di misure di riduzione dei consumi.

La decarbonizzazione è già oggi un obiettivo per il 60% degli intervistati, nella maggior parte dei casi da raggiungere nel medio termine (2030). Infine tutti gli intervistati hanno valutato la possibilità di installare una produzione di energia localizzata nei propri impianti per aumentare l’efficienza, l’affidabilità e l’indipendenza dalla rete. Le tecnologie considerate maggiormente sono il solare fotovoltaico, la cogenerazione, biomasse e biogas.

Il percorso verso la neutralità carbonica per il settore cartario è particolarmente sfidante in quanto è un settore ad alta intensità energetica che ha trovato nella cogenerazione e nell’impiego del vettore gas naturale un elemento determinante della propria politica di efficientamento e di recupero di competitività.

La politica di riduzione della CO2 ha visto nelle norme dell’Unione Europea un continuo innalzamento delle misure, rendendo per l’industria e in particolare per i settori hard to abate come il cartario più complesso raggiungere il target al 2030. La riduzione del carbonio è una questione di portata globale, ma le aziede manifatturiere europee si trovano di fronte Paesi come gli Stati Uniti e la Cina che non hanno norme così stringenti; ciò finisce per penalizzare l’industria europea vanificando gli sforzi a livello ambientale.

L’Europa dovrebbe avere una maggiore attenzione a questi fenomeni e da questo punto di vista accogliamo con favore l’entrata in vigore del Regolamento CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) che nasce primariamente con la finalità di garantire un valore equo al carbonio, ovvero di evitare i rischi di carbon leakage per quegli attori che scelgono di importare nei paesi UE prodotti realizzati in aree del mondo nelle quali le normative relative alle emissioni sono meno rigorose rispetto a quelle adottate in Europa.

Ora abbiamo bisogno di un’azione importante di livellamento rispetto ai prezzi delle commodities energetiche in Europa che metta le aziende cartarie italiane nelle stesse condizioni dei suoi competitors europei. Ad esempio si potrebbero termovalorizzare i rifiuti all’interno delle aziende, così come installare pannelli fotovoltaici, cosa quest’ultima già praticata nelle cartiere.

Il nostro sistema cartario è evoluto, efficace e si basa su un’ampia disponibilità di carta da macero come materia prima seconda, però deve sempre muoversi all’interno dei parametri economici dei costi, dei ricavi e della marginalità. Non siamo dei laboratori di ricerca, ma dobbiamo fare la carta all’interno di un sistema “rigido” che lavora h24 e che trasforma una materia liquida in una forma solida senza interruzione del processo.

È difficile quindi per una cartiera diventare un centro di ricerca e sviluppo di tecnologie che non siano sufficientemente mature ed estremamente efficienti. Le fonti rinnovabili ad esempio hanno spesso natura intermittente, mentre il settore cartario ha bisogno di continuità e di grandi volumi. Chiediamo alla istituzioni pubbliche di tenere in considerazione il fatto che la transizione energetica si debba fare, ma senza il rischio di minare la competitivà del settore.

I corridoi di MIAC 2023 a Lucca.
I corridoi di MIAC 2023 a Lucca.

Il costo delle materie prime rappresenta una sfida notevole per i produttori di tissue a livello mondiale e le aziende cercano continuamente nuove modalità per il controllo di questa spesa. L’unica costante sembra essere il fatto che i prezzi di materie prime, fibre e agenti chimici, così come dell’energia, possono variare in modo significativo di mese in mese.

Una sfida immediata per l’industria del tissue. Se i prezzi delle materie prime e dell’energia oscillano, i produttori di tissue necessitano di un processo che sia ottimizzato e affidabile e che offra una qualità finale del prodotto costante, minimizzando anche il consumo di fibre, energia e agenti chimici.

In aggiunta ai prezzi fluttuanti, la produzione di tissue può presentare molte altre sfide, quali la polvere, una crespatura instabile e una complessa runnability di macchina. Attraverso i vantaggi delle soluzioni più all’avanguardia dell’automazione, le cartiere hanno a disposizione un sistema di controllo così preciso da permettere una riduzione dei costi.

Tali vantaggi includono misurazioni ottimizzate, sofisticati sistemi di controllo della stabilità e di ottimizzazione del processo all’avanguardia e strumenti del sistema Industrial Internet. Il know-how delle linee di macchina dei nostri esperti è stato utilizzato nello sviluppo delle soluzioni per l’automazione, pertanto le macchine tissue e l’automazione Valmet cooperano in modo perfettamente congiunto.

Soluzione per individuazione e controllo con le soluzioni automatizzate. Già durante la fase iniziale della preparazione impasti, l’analizzatore e i sistemi di controllo Valmet forniscono molteplici dati di misurazione delle proprietà delle fibre. Questi dati danno alla cartiera il vantaggio di un feedback automatizzato già nelle fasi iniziali di processo, senza più necessità di avere campioni da portare in laboratorio e dover aspettare ore per ottenere i risultati.

Attraverso gli analizzatori Valmet che forniscono un feedback in soli 3-5 minuti, il valore e l’immediatezza dei dati diventano fondamentali. Con il supporto di queste informazioni vitali, i cambi di grammatura possono essere introdotti in modo più veloce ed efficiente, il che si traduce in risparmi per il cliente e riduzione di produzione di qualità inferiore. Le misurazioni sugli impasti in tempo reale e i dati sulla qualità finale del tissue sono di supporto ai clienti di Valmet nella selezione delle fibre, nei controlli sulla raffinazione e nella miscelazione degli impasti per ottimizzare l’intera produzione e mantenere le proprietà finali del tissue in base agli obiettivi prefissati. In sostanza, i produttori di tissue possono trovare un equilibrio corretto tra il minimo utilizzo di fibre lunghe e il miglioramento della resistenza delle fibre e al contempo ottenere riduzioni significative dei costi. Una wet end più stabile e una migliore runnability. Durante la preparazione impasti, i controlli sulla raffinazione e l’ottimizzazione delle proporzioni nella miscelazione degli impasti mantengono stabili le proprietà delle fibre e degli impasti, con i migliori risultati finali.

Per quanto riguarda la wet end, attraverso i controlli sulle particelle di fibra e sulla carica, i risultati sono una miglior pulizia e runnability della macchina, così come un coating allo Yankee ed una crespatura più efficaci. In linea di principio, gli agenti chimici per la resistenza ad umido funzionano più efficacemente mantenendo la carica nel processo ed il numero di particelle fini costante. Ciò comporta un notevole risparmio di agenti chimici se la relativa spesa è eccessiva.

L’approccio “priorità al cliente” significa che ogni soluzione per ciascuna cartiera è unica. L’approccio Valmet migliora la produttività, la qualità, l’efficienza e la sostenibilità generale nell’industria del tissue e riduce notevolmente le preoccupazioni di chi opera nelle cartiere.

A differenza di altri, Valmet è totalmente dedita ai clienti dell’industria del tissue, della carta, del cartone e della cellulosa. E con la recente acquisizione di un grosso produttore di macchine per il converting, Valmet si posiziona ancor meglio nella ricerca e fornitura ai nostri clienti di soluzioni innovative per il risparmio sui costi, rafforzando così la nostra gamma di prodotti e attraverso la combinazione di processi e capacità, dalla macchina tissue fino al converting stesso. Con un portafoglio completo di prodotti e servizi, dalla pianificazione iniziale e preparazione impasti al prodotto tissue finale, Valmet può fornire ai propri clienti un impareggiabile pacchetto di soluzioni su misura e chiavi in mano.

La digitalizzazione consente di ottimizzare il processo produttivo in termini di qualità, costi e risultati. Ottenere questa ottimizzazione è però un percorso lungo e complesso, possibile solo se alla digitalizzazione si unisce il know-how dei processi.

Ma quale potenziale di risparmio si può generare con la digitalizzazione? Già nel 2015 avevamo effettuato un’analisi e identificato un potenziale di risparmio di circa il 10% sui costi operativi complessivi che si può ottenere attraverso la digitalizzazione: una stima prudenziale, considerando che un recente studio McKinsey stima addirittura il 15%.

Quale fornitore a tutto campo dell’industria cartaria, Voith sviluppa soluzioni all’avanguardia per produrre carta in modo altamente efficiente e sostenibile. Negli ultimi anni abbiamo acquisito una vasta esperienza nell’implementazione delle soluzioni Papermaking 4.0 per un’ampia varietà di applicazioni come il risparmio di materie prime (fibre, amido), il controllo della qualità, l’ottimizzazione energetica, il miglioramento della runability e l’aumento della disponibilità delle risorse.

Alcuni esempi sono il controllo dei processi orientato alla qualità della carta e alla riduzione dei costi, che comporta un risparmio di vapore grazie al minore utilizzo di amido o fibre; intelligenza artificiale (AI) applicata a supporto della prevenzione di eventi come le rotture carta, generando così un processo più stabile con minori interruzioni e sprechi di energia; applicazioni su cloud per il monitoraggio dell’energia che consentono di individuare impostazioni di processo e prevenire condizioni di spreco.

Si dice che i dati siano il nuovo petrolio del terzo millennio, quindi il primo passo da compiere è quello di proteggere questi giacimenti petroliferi, ovvero raccogliere e archiviare i dati. E come nell’industria petrolifera il vero valore arriva poi con la “raffinazione” dei dati stessi. In Voith ciò viene fatto con il nostro portafoglio dataPARC, una sorta di “piattaforma petrolifera” che estrae i dati e li fornisce poi per il successivo perfezionamento nelle diverse applicazioni.

Mentre per alcune di esse è possibile rimanere on-premise, esiste una chiara tendenza a trasferire almeno una parte dei dati nel cloud. Sia la soluzione on-premise che quella in cloud hanno i loro specifici vantaggi e la scelta migliore dipende dai diversi obiettivi dell’azienda. Anche se oggi le scelte on-premise e in cloud sono abbastanza separate tra loro, il nostro reparto Ricerca & Sviluppo sta lavorando sulla loro unificazione, combinando il meglio di entrambe le soluzioni: l’obiettivo è di avere entro il 2025 una soluzione completamente ibrida che chiamiamo PaperONE.

Avendo come base anni di knowhow e innovazioni, Voith offre soluzioni per l’intero processo di fabbricazione della carta. Tramite soluzioni più efficienti è possibile giungere a risparmi del 30% nel processo di produzione. Inoltre grazie alle applicazioni digitali è possibile ridurre fino al 10% il consumo di energia e le relative emissioni di CO2. A tal fine Voith offre una gamma di soluzioni innovative di digitalizzazione e di automazione del portafoglio Papermaking 4.0 che aumentano sensibilmente l’efficienza della produzione e la disponibilità operativa dell’impianto.

Stiamo vivendo un periodo di transizione energetica molto importante, contrassegnato da nuovi processi sia a livello automotive che industriale che vanno dalla decentralizzazione della produzione alla decarbonizzazione, dall’uso delle fonti rinnovabili ai biocarburanti.

Il consiglio dell’Unione Europea ha adottato ufficialmente la Direttiva RED III, dove i target vincolanti su rinnovabili ed idrogeno diventano legge europea (9 Ottobre 2023): le energie rinnovabili dovranno rappresentare il 42,5% dei consumi dell’UE entro il 2030, (target 45%), con ampio spazio e supporto a H2, e-fuels e biocarburanti.

Paolo Masiero, Marketing Manager Power Generation Solar Turbines.
Paolo Masiero, Marketing Manager Power Generation Solar Turbines.

Tutte tecnologie molto valide a livello progettuale che però devono stare in piedi, considerando che la rete elettrica deve essere stabile e resiliente e fornire energia sempre in modo affidabile e conveniente. L’utilizzo efficiente dell’energia rappresenta uno dei fattori chiave di successo e di sostenibilità ambientale ed economica delle imprese, specialmente per i settori definiti come hard to abate o difficilmente elettrificabili.

Solar Turbines, protagonista del panorama energetico industriale ed in particolare del settore cartario e tissue, si è sempre posta come obiettivo primario per i propri clienti l’innovazione sostenibile dei prodotti e l’integrazione sinergica ai sistemi produttivi.

La cogenerazione, l’essiccazione diretta con fumi in cappa, la digitalizzazione, i modelli predittivi, le soluzioni carbon neutral basate su idrogeno e biogas rappresentano ormai la consolidata base dell’impegno di Solar Turbines ad andare oltre ed esprimono il punto di partenza per ulteriori sviluppi. Si è voluto ancora una volta guardare al di là della turbina a gas in un percorso che ha coinvolto i clienti, fornitori e partner industriali.

Da un’attenta analisi del processo produttivo del tissue è stato possibile individuare un’ulteriore ed importante miglioramento, l’efficienza cogenerativa, agendo direttamente sull’efficientamento ed integrazione della sezione da vuoto al sistema termico/ cogenerativo grazie al confronto e trasferimento di competenze e soluzioni maturate in altri settori industriali, considerando che Solar Turbines ha più dell’80% del prorio mercato nei settori Oil & Gas.

Una cross contamination di tecnologia che consente non solo di ridurre sensibilmente il consumo energetico della sezione del vuoto stessa, ma anche di aumentare l’efficienza cogenerativa complessiva (80-90%), di ottenere un aumento dei titoli di efficienza energetica, una riduzione dei consumi elettrici pompe vuoto fino al 15%, un risparmio di acqua fino a 1/tcarta e una riduzione della CO2/t carta.

Tra i settori maggiormente energivori, l’industria della carta si trova di fronte a una sfida davvero impegnativa, non più legata solamente alla riduzione dei consumi ma anche alla loro trasformazione in un’ottica di decarbonizzazione.

In questo contesto, uno scenario certamente interessante è quello della cosiddetta “elettrificazione” dei consumi che ha l’obiettivo di soddisfare i fabbisogni termici convenzionali di una cartiera limitando quanto più possibile la combustione di gas naturale e utilizzando energia elettrica in sua sostituzione.

Renovit ha analizzato due casi di studio legati da un lato all’implementazione in cartiera di pompe di calore ad alta temperatura e dall’altro all’utilizzo di accumuli di energia termica prodotta tramite energia elettrica proveniente da un impianto fotovoltaico. I due casi si basano sui dati di funzionamento annuale di una cartiera nel Nord Italia di 5/7 gg settimana.

Lo studio prende in considerazione quanto segue: impiego di vapore saturo a diversi livelli di pressione, il più elevato dei quali è 10 barg; il sito è dotato di una centrale di cogenerazione a recupero semplice basata su una turbina a gas con una potenza elettrica nominale pari a 5 MW; l’impianto viene esercito a piena potenza per circa 6.200 ore all’anno; sul sito sono installate due caldaie di back-up e integrazione con una potenza termica pari a 7 MW; sulle coperture della cartiera è installato un impianto fotovoltaico da 500 kW; si ipotizza l’installazione di un impianto fotovoltaico a terra con una potenza pari a 9,5 MWp da collegarsi direttamente, tramite elettrodotto privato, alla rete elettrica di sito.

Nel primo caso di stoccaggio termolettrico, l’obiettivo è la sostituzione del vapore di integrazione dalle caldaie a fiamma diretta e, più in generale, la riduzione del consumo di gas naturale del sito attraverso l’impiego di uno stoccaggio termoelettrico a sabbia alimentato dal surplus di energia elettrica generato da un impianto FV da 9,5 MW direttamente connesso alla cartiera.

Nel secondo caso relativo all’installazione di una pompa di calore ad alta temperatura, l’obiettivo è la sostituzione del vapore attraverso l’impiego di una pompa di calore ad alta temperatura che sfrutta il calore residuo contenuto nelle fumane (temperatura media 40°C) del processo produttivo. La pompa di calore è una macchina che, sfruttando il ciclo inverso di Carnot, è in grado di trasferire calore da una sorgente a bassa temperatura a un ambiente a temperatura più elevata. Negli ultimi anni, lo sviluppo si è focalizzato sulla creazione di pompe di calore “ad alta temperatura” in grado di soddisfare non solo i fabbisogni termici a bassa temperatura (fino a 65-70°C), solitamente legati al condizionamento degli ambienti, ma anche alla produzione di vettori termici a media/alta temperatura per applicazioni di processo (vapore in particolare).

Con riferimento ai risultati raggiunti, in entrambi i casi di studio si riscontra una sensibile riduzione del consumo di gas naturale e una conseguente riduzione delle emissioni di CO2. Nel primo caso si ha inoltre un aumento dell’acquisto di energia elettrica dalla rete, controbilanciato dalla vendita dell’eccesso del fotovoltaico. I vantaggi relativi allo stoccaggio termolettrico sono: nessun limite di temperatura per la produzione del vapore (fino a 600°C); vita utile e numero di cicli molto elevati (fino a 20 anni) e costi manutentivi contenuti.

Di contro gli svantaggi sono l’elevato costo dell’investimento, l’utilizzo di una tecnologia ancora ”sperimentale” e la complicazione impiantistica (elettrica e meccanica). Nel caso invece della pompa di calore ad alta temperatura tra i vantaggi ci sono il fatto che si tratta di una tecnologia ampiamente diffusa anche per applicazioni a temperature minori e la possibilità di valorizzare sorgenti a bassa temperatura o di scarto. La soluzione si abbina bene anche a centrali di cogenerazione basate su MCI. Tra gli svantaggi anche in questo caso ci sono gli elevati costi di investimento, operativi e manutentivi e le complicazioni impiantistiche.

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