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03.05.2023

Un nuovo studio sugli impatti del regolamento UE sugli imballaggi mostra che un approccio generalizzato al riutilizzo comporta maggiori emissioni di CO2 e costi più alti per i consumatori

di: Assocarta

Mentre l’UE cerca di adottare il regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR), un nuovo studio approfondito “Impact Assessment of reuse targets in proposed PPWR” (in allegato), che unisce dati provenienti da varie fonti, rileva che l’imposizione di obiettivi rigorosi per gli imballaggi riutilizzabili entro il 2030 avrà un grave impatto sull’impronta climatica dell’UE e sui costi dei consumatori.

La nuova ricerca – commissionata da Cepi, ECMA, EPPA, FEFCO and Pro Carton – esamina diversi studi esistenti sull’imballaggio e attinge a due scenari modello separati, uno per il cibo da asporto in Belgio e uno per l’imballaggio per l’e-commerce in Germania. I due casi sono stati selezionati per confrontare gli impatti degli imballaggi a base di carta usati oggi, con quelli di imballaggi riutilizzabili, se fossero stati applicati gli obiettivi di riutilizzo del 2030 previsti nel PPWR.

Lo studio offre un’analisi degli impatti ambientali, degli effetti economici e delle implicazioni per la società. Esso conclude che le soluzioni riutilizzabili produrrebbero emissioni di CO2 più elevate rispetto a carta e cartone: fino al 160% in più di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera per il cibo da asporto e fino al 40% per l’e-commerce, secondo i risultati di un articolo di McKinsey, una delle fonti della ricerca.

Carta e cartone sono diventati una forma tradizionale di imballaggio rinnovabile,  riciclabile ed effettivamente riciclato con tassi oltre l’85%. Questo grazie agli effetti combinati di decenni di investimenti nel riciclo, nel design per la circolarità e nella riciclabilità dei prodotti.

A causa degli investimenti che sarebbero necessari per sviluppare un modello di imballaggio completamente nuovo e dei suoi elevati costi operativi, un imballaggio riutilizzabile comporterebbe costi complessivi più elevati. Questi costi, rileva il rapporto, verrebbero per lo più trasferiti sui consumatori.

Sono principalmente i trasporti, negli scenari previsti nello studio, i responsabili sia delle  maggiori emissioni di CO2 sia degli incrementi dei costi. Gli imballaggi riutilizzabili devono essere rispediti al produttore dopo la consegna o l’acquisto. Questo non è il caso del riciclo, che avviene più vicino al consumatore, non nel luogo originario di produzione.

“Il riciclo è la soluzione migliore per contemperare tutela dell’ambiente, mercato interno e sviluppo sostenibile. Il riutilizzo può essere una soluzione complementare. Ciò sempre in linea con la vigente legislazione dell’UE, secondo la quale la decisione di optare per una soluzione o per l’altra dovrebbe basarsi su motivi giustificati dalla fattibilità tecnica, da quella economica e dalla tutela dell’ambiente. La soluzione migliore  non può essere assunta  da una decisione globale a livello UE, come proposto dalla Commissione europea, ma deve essere fatto caso per caso, dando la preferenza a quelle opzioni che forniscono il miglior risultato ambientale complessivo” commenta Massimo Medugno DG Assocarta.

“Con questo nuovo rapporto, stiamo portando avanti una panoramica di ciò che la scienza dice sugli imballaggi riutilizzabili, a base di fossili e riciclabili, a base di fibre, e i loro rispettivi impatti sul clima e sull’ambiente in due casi distinti e separati. I risultati dimostrano che gli obiettivi proposti per gli imballaggi riutilizzabili semplicemente non sono conformi a un approccio basato sulla dimostrazione del maggior vantaggio ambientale» conclude Medugno.

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