Il mondo del lavoro è in continua trasformazione: dalle società di cacciatori-raccoglitori all’agricoltura, dall’era industriale a quella dell’informazione. Negli ultimi decenni le attività basate su dati e informazioni sono cresciute vertiginosamente, e parte di esse è già stata affidata ad automazione e algoritmi – un’evoluzione destinata a proseguire.
La domanda chiave è: che cosa implica tutto questo per l’ingegneria? Gli ingegneri finiranno davvero “in teca”, come i mammut di domani?
L’automazione come alleata dell’ingegnere
Pochi apprezzano i compiti di routine – digitare, copiare, ordinare numeri in fogli di calcolo – quando possono essere automatizzati. Impiegare le capacità degli ingegneri su attività che l’automazione svolge meglio è uno spreco.
Nella maggior parte dei casi, i processi ripetitivi risultano più rapidi, accurati e costanti se gestiti da macchine e software; per gli ingegneri ciò significa liberare tempo ed energia da investire nel lavoro realmente creativo.
Creatività e curiosità al centro
I professionisti migliori si distinguono per curiosità e creatività. A differenza di un computer, non necessitano di regole minuziose per agire; anzi, la microgestione limita la loro capacità di innovare. Quando si permette alla creatività di fiorire, emergono soluzioni nuove e migliori. Gli ingegneri di talento danno il meglio in situazioni inedite, quando le cose non vanno come previsto e serve un autentico sforzo intellettuale.
Menti creative per risolvere i problemi
Il lavoro intellettuale che contraddistingue l’ingegneria non è destinato a scomparire; al contrario, la domanda crescerà. Migliorare le performance genera continuamente problemi “nuovi” da risolvere: con l’aumento dell’automazione e della complessità tecnologica, le sfide diventano più articolate, offrendo agli ingegneri la possibilità di concentrarsi su ciò che sanno fare meglio – la risoluzione creativa dei problemi.
Ben vengano, quindi, automazione, algoritmi e ingegneri: c’è bisogno di tutti, oggi e domani.
GESTIONE DEL FLUSSO DI PENSIERO CON WEDGE
Nella pratica, un buon flusso di analisi dati non è lineare: assomiglia più a un groviglio di spaghetti che a una pipeline perfetta. Wedge è pensato per menti curiose e creative che affrontano problemi di processo complessi: invece di imporre schemi rigidi, permette di seguire il proprio percorso mentale, automatizzando i compiti gravosi e liberando tempo per attività a maggior valore. Tra le possibilità: iniziare dall’analisi e tornare alla pulizia dati in seguito, integrare informazioni mancanti quando servono, approfondire piste nuove emerse strada facendo.
CARATTERISTICHE PRINCIPALI
- Flusso di lavoro flessibile: supporta il proprio modo di pensare e lavorare, senza gabbie predefinite.
- Massima efficienza: automatizza le routine per concentrarsi sulla soluzione creativa dei problemi.
- Per innovatori: ideale in contesti dinamici con sfide complesse come norma.
* Nota: in questo articolo, “automazione e algoritmi” indica qualunque tecnologia che esegua operazioni senza pensiero o intervento umano diretto: da una formula Excel o un set di regole in un software, fino a reti neurali, intelligenza artificiale, machine learning, calcolo quantistico e robotica.
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