Il momento storico nel quale stiamo vivendo, a livello economico e industriale, è caratterizzato da un’altissima attenzione a tematiche quali sostenibilità, economia circolare, risparmio energetico, sistemi anti-spreco e politiche aziendali green.
Questo perché il livello di inquinamento globale causato dal consumo poco responsabile, ma anche dalla produzione di massa, si è innalzato a livelli preoccupanti. La così alta attenzione a questi temi ha fatto sì che a livello industriale e produttivo si iniziasse a parlare di sostenibilità, di innovare i propri processi produttivi a fronte di un miglioramento gestionale, ma anche di investimenti in tecnologie volte a limitare gli sprechi e la generazione di scarti. Così è successo anche nell’industria cartaria.
Le sfide dell’industria cartaria
Come è noto, l’industria cartaria è un’eccellenza italiana. Questa resta salda al secondo posto per produzione a livello europeo dopo la Germania con il 10,2 % dei volumi complessivi di carta prodotta e 11,4% dei volumi europei di uso della carta da riciclare. Come delinea Assocarta, a fine 2023 la produzione di carta e cartone nel nostro Paese si è attestata attorno ai 7,5 milioni di tonnellate, con un calo sui volumi di -14% e un calo del fatturato del -27%.

Le prospettive che si delineano sono comunque positive, mostrando un miglioramento rispetto agli anni precedenti. Infatti, nonostante l’industria cartaria sia tra le più forti d’Italia, negli ultimi anni ha attraversato dei momenti difficili a causa dagli eventi geopolitici che tutti conosciamo. Tra le maggiori criticità vi è sicuramente quella energetica, da sempre una tematica delicata per questo comparto produttivo. Ciò non ha comunque fermato l’industria nel seguire la strada della sostenibilità, adottando politiche di decarbonizzazione e legate all’economia circolare.
Ancora prima della comparsa degli obiettivi comunitari per la riduzione delle emissioni di CO2 (Fit-for-55, ovvero ridurre le emissioni del 55% entro il 2030), il comparto della produzione cartaria investiva già su questi fronti.
Pensiamo infatti al riciclo dei materiali cellulosici. È infatti riconosciuto il raggiungimento, in largo anticipo rispetto alle scadenze richieste dalla Comunità Europea, dell’obiettivo di riciclo degli imballaggi in carta dell’85%. Ma ci sono altre sfide da cogliere, una fra tutte quella della gestione e sfruttamento dello scarto pulper.
Lo scarto pulper: il tallone d’Achille delle cartiere
Alla base dei processi di riciclo della carta e del cartone vi è il concetto di circolarità, che in questo settore esiste ormai da molto tempo. Vi è però una nota stonata: lo scarto pulper. Si tratta di uno scarto che raggruppa in sé diverse frazioni di materiali valorizzabili, tra queste la fibra riciclata, residuo di processo del riciclo della carta, la quale ha un impatto economico negativo per le cartiere, pagandola in ingresso come materia prima e pagandola poi in termini di gestione dello scarto/rifiuto, ulteriormente aggravato dalla presenza dell’acqua che la fibra residua porta con sé per la sua igroscopicità. Ricordiamo infatti che la fibra secondaria per la produzione della carta riciclata arriva principalmente dall’industria e dalla raccolta urbana.

Le problematiche legate a questo scarto sono sia di carattere ambientale che economico. Se da un lato il conferimento in discarica alimenta il loop dell’accumulo di rifiuti non riciclabili e potenzialmente inquinanti, dall’altro il fattore “costo di gestione” di questo scarto si fa sempre più importante per le cartiere. Senza contare la perdita di valore che genera la fibra “intrappolata” nello scarto pulper e gettata in discarica insieme agli altri materiali.
La soluzione a questo problema è il trattamento e la valorizzazione dello scarto pulper. Ciò si concretizza in un sistema che separa la fibra inglobata nello scarto pulper dagli altri materiali. Come constatato nella maggior parte dei progetti realizzati da Tecnofer, la percentuale maggiore di composizione dello scarto pulper è costituita dalla frazione plastica. Con un sistema di separazione meccanica realizzato secondo la tipologia di scarto pulper e in base alle necessità del cliente, è possibile recuperare la fibra riciclata da reimmettere nel processo produttivo della carta.

A livello economico, il recupero di questa frazione di fibra è fondamentale per le cartiere perché permette loro di ridurre notevolmente il livello di spreco e di sfruttare a pieno il materiale acquistato inizialmente per il processo di riciclo della carta. A livello circolare, permette di ridurre drasticamente il volume degli scarti. Allo stesso tempo, la frazione plastica separata costituisce un’altra opportunità per la cartiera.
L’asciugatura della frazione plastica – che tramite il sistema di compressione meccanica Tecnofer raggiunge livelli di secco superiori al 90% – permette alla cartiera di introdurre un’ulteriore “fase circolare” al suo interno. Ad esempio si può inviare questo materiale ad ulteriori fasi di valorizzazione per ottenere il riciclo del materiale plastico, oppure utilizzando questa frazione in ambito energetico ottenendo quindi, produzione di energia da questi materiali.

Come sappiamo il tema energetico nell’industria cartaria è centrale, e avviare dei progetti di recupero energetico consentirebbe alle cartiere di avere maggiori sicurezze e un impatto ambientale ancora più contenuto. Per non parlare dell’abbattimento dei costi per l’approvvigionamento di energia che comporterebbe l’utilizzo di energia autoprodotta.
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