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C&C - May/June 2025 issue

L’industria italiana tra decarbonizzazione e competitività

Studio di Edison Next e BCG su scenari futuri ed evoluzione tecnologica.

Lo studio Edison Next – BCG analizza il gap di competitività delle imprese italiane sui mercati globali e individua le leve strategiche per colmarlo e per costruire percorsi di decarbonizzazione che vanno dall’efficienza energetica e dal fotovoltaico al biometano e all’idrogeno. Lo studio ha analizzato i cinque principali settori per emissioni (Scope 1) in Italia: carta, acciaio, chimica, cemento, ceramica.

L’industria italiana rischia di perdere competitività sui mercati globali se non vengono adottate strategie efficaci, interventi strutturali e investimenti in tecnologie di decarbonizzazione. È quanto emerge dallo studio “Industria e decarbonizzazione: quale competitività tra scenari futuri ed evoluzione tecnologica”, sviluppato da Edison Next e Boston Consulting Group (BCG), che analizza l’impatto delle politiche di transizione energetica su cinque settori energivori – acciaio, chimica, cemento, carta, ceramica – che hanno partecipato alla realizzazione dello studio, evidenziando il gap di competitività dell’industria italiana rispetto ad altri Paesi.

Giovanni Brianza, CEO di Edison Next.

“La transizione energetica dell’industria italiana è una sfida complessa che richiede un equilibrio tra sostenibilità e competitività. Il nostro impegno è accompagnare le imprese in questo percorso con un mix di tecnologie che evolve nel tempo, dal fotovoltaico e le biomasse nel breve periodo fino all’idrogeno e al nucleare nel lungo termine. Nell’immediato, i contratti Power Purchase Agreement accoppiati a impianti di generazione rinnovabile e l’efficienza energetica sono la soluzione più efficace per ridurre le emissioni legate al processo produttivo e, al contempo, i prezzi dell’energia, che sono una componente di costo importantissima per i settori industriali analizzati nello studio. La transizione non deve essere solo un obiettivo ambientale, ma anche una leva di competitività per il sistema industriale italiano”, ha dichiarato Giovanni Brianza, CEO di Edison Next.

“La competitività dell’industria europea dipenderà sempre più dalla capacità di intervenire su due fronti strategici: da un lato, è fondamentale ridurre il prezzo dell’energia, che in Italia e in Europa resta significativamente più alto rispetto a Paesi extra-UE, incidendo in modo diretto sui settori energivori; dall’altro, è urgente garantire un quadro regolatorio internazionale equo sul fronte decarbonizzazione, in cui tutti gli attori industriali competano alle stesse condizioni. Il CBAM rappresenta un passo nella giusta direzione, ma deve essere accompagnato da un’accelerazione sull’applicazione di tecnologie di decarbonizzazione, affinché la transizione non sia un ostacolo ma una leva di sviluppo industriale”, spiega Alice Iaia, Partner di BCG e co-autrice dello studio.

Lo studio ha considerato scenari previsionali al 2030 per i prezzi di elettricità, gas e CO₂: nonostante il differenziale di questi costi tra Italia e altri Paesi UE si riduca nel periodo 2025-2030, il risultato è comunque un’Italia e un’Europa meno competitive rispetto a paesi extra-UE (es. Cina, USA). In particolare, al 2030 si prevede:

  • prezzo dell’elettricità in Italia superiore del 10% rispetto alla media dell’Unione Europea e fino al 30% rispetto agli USA;
  • prezzo del gas più alto del 120% rispetto agli USA, incidendo fortemente sui settori energivori;
  • prezzo della CO₂ atteso in forte crescita (+80-85% vs. 2025) in Europa, che è la regione con il modello di tassazione delle emissioni di CO₂ a maggior impatto sul settore industriale.

L’introduzione del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) nel 2026 potrà contribuire a ridurre il gap competitivo con i Paesi extra-UE sui prodotti importati in Europa, ma il suo impatto dipenderà dall’efficacia della sua applicazione. Lo studio ha esaminato i cinque settori industriali a più alta intensità energetica, evidenziando le sfide principali per ognuno da oggi al 2030:

  • Carta: forte dipendenza dal gas naturale (20% del costo totale della produzione); differenziale di costo rispetto agli USA stabile fino al 2030.
  • Acciaio: gap competitivo con i Paesi extra-UE pari al 35% (riducibile al 15% con il CBAM); impatto elevato del costo della materia prima rottame.
  • Chimica: svantaggio competitivo rispetto alla Cina per via di costi energetici inferiori del 45% e assenza di tassazione sulla CO₂; gap destinato ad aumentare al 2030.
  • Cemento: settore più esposto al costo della CO₂ (oltre il 15% del costo di produzione); gap del 20% con i produttori extra-UE.
  • Ceramica: gap competitivo superiore al 50% con i principali competitor internazionali, causato principalmente dal costo del gas; lieve miglioramento previsto entro il 2030.

La decarbonizzazione passa attraverso un mix di tecnologie, da quelle già consolidate – efficienza energetica, elettrificazione, economia circolare – a quelle emergenti come biometano, idrogeno verde, CCUS (cattura, uso e stoccaggio della CO₂), e nel lungo termine nucleare.

Edison Next accompagna le imprese in questa transizione con strumenti come i Power Purchase Agreement, come quello siglato con Acciaierie Venete, che prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 6,7 MWp (10 GWh/anno) e consente l’accesso al meccanismo incentivante del decreto Energy Release.

Tra i progetti significativi si segnala l’intervento per Michelin Italiana con una riduzione delle emissioni di CO₂ pari a 18.000 tonnellate l’anno, grazie a un sistema integrato di impianti (trigenerazione da 23 MWe, biomasse, gas metano, fotovoltaico). L’impianto è predisposto per utilizzare biometano al 100% e idrogeno al 10%.

Nel settore dell’idrogeno, Edison Next collabora con Iris Ceramica Group per il nuovo stabilimento H₂ Factory® a Castellarano (RE), dove è in funzione un impianto da 1 MW per la produzione di 132 tonnellate di idrogeno verde/anno, alimentato da energia rinnovabile e acqua piovana. È già prevista l’espansione per un nuovo forno alimentato al 100% da idrogeno verde.

Infine, Edison Next è attiva nella produzione di biometano, con due impianti operativi a Caivano (NA) e Zinasco (PV) (4 milioni di m³/anno) e un terzo in costruzione.

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