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C&C - May/June 2025 issue

Politica energetica a lungo termine per la competitività industriale italiana

Energia e decarbonizzazione a costi sostenibili sono essenziali per il futuro dell’industria cartaria.

In seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del cosiddetto “DL Bollette”, provvedimento che riporta al centro del dibattito pubblico il nodo cruciale dell’energia per il sistema produttivo italiano, Assocarta ha ribadito l’urgenza di una strategia energetica nazionale in grado di garantire l’accesso a fonti energetiche e alla decarbonizzazione a costi competitivi, con una visione di medio-lungo periodo, indispensabile per sostenere gli investimenti dell’industria manifatturiera italiana, in particolare di quella cartaria.

“L’energia rappresenta una delle principali voci di costo per l’industria cartaria – ha dichiarato Lorenzo Poli, Presidente di Assocarta – ed è un elemento strategico per la pianificazione degli investimenti. La transizione verso un’economia a basse emissioni rappresenta una vera e propria rivoluzione industriale e deve tenere conto delle dinamiche competitive internazionali, pena la perdita di competitività del sistema industriale italiano”.

Come esempio di visione strategica a lungo termine, Poli ha citato il caso del gas: “Fin dagli anni Sessanta l’Italia ha fondato la propria politica energetica e industriale sul gas naturale, un combustibile fossile più pulito, la cui infrastruttura è oggi difficilmente sostituibile e può continuare a rappresentare una componente significativa del mix energetico nazionale”.

Il mercato energetico italiano continua però a mostrare forti criticità in termini di concorrenza e formazione dei prezzi. I dati GME relativi al 2024 evidenziano un prezzo medio dell’energia all’ingrosso pari a 108,52 €/MWh, a fronte di 78,51 €/MWh in Germania, 58,02 €/MWh in Francia e 63,04 €/MWh in Spagna, con una media europea di 66,52 €/MWh. L’Italia, quindi, ha registrato un differenziale di oltre il 63% rispetto alla media europea.

Nonostante nel 2023 le fonti rinnovabili abbiano rappresentato il 38,6% della produzione nazionale (con il 15,9% da idroelettrico, 11,6% da fotovoltaico, 8,9% da eolico e 2,2% da geotermico – dati Terna), tali fonti non hanno contribuito a una riduzione dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità.

La struttura del mercato, secondo Assocarta, non risponde più agli obiettivi di politica industriale e ambientale del Paese, ma garantisce invece rendite elevate ai produttori elettrici e agli importatori di gas naturale. Emblematico il caso dell’energia idroelettrica: circa la metà della produzione da fonte rinnovabile deriva da concessioni di grande derivazione, molte delle quali in attesa di rinnovo.

Nonostante i bassi costi operativi (stimati intorno ai 20 €/MWh), tale energia viene venduta a prezzi analoghi a quelli dell’energia prodotta da centrali a gas, con un conseguente trasferimento ai consumatori anche dei costi ETS, senza che i produttori idroelettrici debbano sostenerli. Questo meccanismo ha generato rendite annuali superiori ai 3 miliardi di euro.

Anche il mercato del gas presenta inefficienze: pur provenendo oggi il 90% del gas consumato in Italia da fonti esterne al Nord Europa, i costi di trasporto da quest’area continuano a gravare sull’intero consumo nazionale. Secondo le stime, ciò comporta un aggravio per i consumatori pari a oltre 1 miliardo di euro all’anno, con punte mensili di circa 170 milioni di euro (solo nel mese di aprile 2025), equivalenti a 2-3 €/MWh, che in alcune fasi salgono fino a 4-5 €/MWh.

Gli attuali strumenti di compensazione per le imprese energivore, seppur utili, non sono in grado di colmare il divario con i competitor esteri. In Francia, ad esempio, è attiva la tariffa ARENH, mentre in Germania operano sistemi come lo StromNEV e lo Stromsteuer, che garantiscono minori costi e maggiore prevedibilità nel tempo. Nel tentativo di contribuire alla stabilità del sistema elettrico, molte imprese italiane – tra cui numerose cartiere – hanno aderito volontariamente ai meccanismi di interrompibilità promossi da Terna: un servizio che prevede, in cambio di un corrispettivo fisso, la sospensione immediata della produzione in caso di criticità del sistema. Tuttavia, tale strumento, che costa circa 400 milioni di euro l’anno (un quinto rispetto ai costi del Capacity Market), è rinnovato annualmente, coinvolge solo un migliaio di imprese e non consente una pianificazione a lungo termine.

Alla luce di queste distorsioni, Assocarta e le altre associazioni industriali chiedono al Governo di intervenire con misure strutturali per garantire un sistema energetico più equo e funzionale agli obiettivi industriali e ambientali. Secondo gli industriali, il mercato italiano offre margini per correggere le attuali inefficienze senza impatto per la finanza pubblica, migliorando così la competitività di tutta l’industria nazionale.

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