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C&C - September 2025 issue

Un modello bio-circolare al centro della transizione climatica

Ripensare l'industria cartaria tra sostenibilità, innovazione e decarbonizzazione.

La bioeconomia è il fulcro della decarbonizzazione e punta su risorse rinnovabili come sole, vento e biomasse per ridurre l’impatto ambientale dei processi industriali.

Il percorso verso un’economia climaticamente neutrale impone scelte coraggiose e strutturali. Al cuore di questa trasformazione epocale si colloca l’urgenza di un sistema produttivo capace di coniugare sviluppo economico, uso efficiente delle risorse e riduzione dell’impatto ambientale. L’Unione Europea, ha delineato un ambizioso piano di rilancio centrato sulla digitalizzazione e sulla neutralità carbonica, segnando un punto di svolta per tutti i settori industriali.

Il paradigma tradizionale dell’economia lineare – fondato su un ciclo sequenziale di estrazione, produzione, consumo e smaltimento – ha ormai mostrato tutti i suoi limiti. Una visione alternativa si fa strada: l’economia circolare, che mira a mantenere il valore dei materiali e delle risorse il più a lungo possibile, riducendo al minimo la generazione di rifiuti.

Secondo la Ellen MacArthur Foundation, un’economia circolare è progettata per rigenerarsi autonomamente. I materiali impiegati si suddividono in due grandi categorie: da un lato quelli biologici, in grado di essere riassorbiti dalla biosfera; dall’altro quelli tecnici, destinati a essere reintrodotti nei cicli produttivi senza generare scarti. Questa logica sistemica impone di rivedere l’intera catena del valore: non solo le fasi a valle, ma anche la progettazione e le scelte iniziali devono essere orientate a ridurre l’uso di risorse non rinnovabili e a potenziare l’efficienza dei processi.

Nel contesto della decarbonizzazione – intesa come transizione dall’utilizzo di fonti fossili a fonti rinnovabili quali biomasse, energia eolica, solare e idrica – un ruolo chiave è svolto dalla bioeconomia. Questa si fonda sull’impiego di risorse biologiche rinnovabili, capaci di sostituire progressivamente i prodotti derivati dal petrolio, come combustibili e materiali plastici, contribuendo al contempo alla riduzione delle emissioni di CO₂ attraverso la gestione sostenibile dei “pozzi” naturali di carbonio. In questo scenario, l’industria cartaria rappresenta un settore cardine. Pur con una lunga tradizione alle spalle, essa è oggi pienamente coinvolta nei processi di innovazione sostenibile e si configura come uno degli attori più rappresentativi della bioeconomia.

L’approvvigionamento di materia ed energia – sebbene nella sua fase primaria avvenga al di fuori del territorio nazionale – è basato su biomassa coltivata. L’evoluzione degli ultimi due decenni ha visto un’accelerazione verso un modello circolare, con un crescente impiego di fibre secondarie e un significativo aumento del tasso di avvio a riciclo, compreso l’export di carta da macero. A livello europeo, inoltre, si è affermata la valorizzazione energetica della biomassa legnosa residua.

La filiera cartaria è oggi impegnata su due fronti fondamentali: da un lato, l’innovazione di prodotto, con l’introduzione di soluzioni biodegradabili, riciclabili e riutilizzabili; dall’altro, la produzione di energia da fonti rinnovabili tramite il recupero degli scarti cellulosici e la valorizzazione delle risorse forestali attraverso il riciclo. I traguardi stabiliti a livello comunitario – zero emissioni nette entro il 2050 e -55% al 2030 rispetto al 1990 – impongono scelte operative concrete. Si tratta di obiettivi tecnicamente realizzabili ma che pongono sfide economiche importanti, soprattutto per il settore cartario italiano, che non produce cellulosa da biomassa sul territorio nazionale.

In assenza di politiche forti a sostegno dell’innovazione e di un contenimento del costo dell’energia, in particolare elettrica, il rischio è quello di compromettere la competitività dell’intero comparto. Tuttavia, l’intera catena del valore della carta – dalla gestione forestale fino alle fasi di raccolta e riciclo – costituisce un modello avanzato di circolarità applicata. L’utilizzo prevalente di risorse rinnovabili, la forte incidenza di fibre di recupero e i tassi di raccolta tra i più alti in Europa fanno dell’industria cartaria un esempio concreto di transizione sostenibile.

Tre sono i pilastri su cui si fonda questa eccellenza: elevata incidenza di materie prime rinnovabili, prevalenza di fibre secondarie, alti tassi di raccolta e riciclo. Grazie a questi elementi strutturali, l’industria cartaria si conferma una delle punte avanzate della bioeconomia europea, contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi climatici e offrendo un esempio virtuoso di riconversione sostenibile dell’industria manifatturiera.

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