I risultati hanno evidenziato aspettative in costante crescita sulla soft-feel, sia superficiale sia strutturale, con preferenze che variano in base al clima: nelle aree più fredde l’attenzione alla morbidezza risulta meno accentuata, mentre nelle regioni calde e temperate – come il Sud Europa, Italia inclusa – la richiesta di carte “ultra-morbide” è sensibilmente superiore.
L’ipotesi è che temperature più elevate aumentino la sensibilità cutanea, rendendo la morbidezza più rilevante nella percezione del consumatore.
Per rispondere a tali aspettative, molti produttori hanno storicamente privilegiato la morbidezza a scapito delle resistenze meccaniche. Una via ampiamente adottata è stata l’uso di specifici “debonders” (agenti destrutturanti), che vengono assorbiti dalle fibre di cellulosa, collegandosi con legami ad idrogeno, finendo per far perdere struttura al web finale di carta.
Ne derivano fogli più flessibili e “cascanti” al tatto, con struttura più aperta, maggiore bulk e spessore percepito “premium”. L’effetto collaterale, tuttavia, è la perdita di resistenza a secco, con impatti su macchinabilità in macchina continua e sulla trasformazione ad alte prestazioni (più rotture, maggiore polverosità).
A ciò si aggiungono, per alcune famiglie di debonders, criticità normative: la presenza di tensioattivi non conformi alla BfR (German Federal Institute for Risk Assessment) può limitarne l’impiego su carte destinate a contatto indiretto con alimenti.
Un approccio alternativo è l’ammorbidente superficiale, applicato sul foglio per creare uno strato “lubrificato” che migliora la percezione tattile senza agire, in genere, sui legami interni delle fibre; l’impatto sulle resistenze meccaniche è quindi ridotto.
Questa famiglia di prodotti, però, può disturbare la chimica del coating del cilindro monolucido (Yankee): l’eccesso di effetto “release” diminuisce l’adesione del web al cilindro con peggioramento della crespatura e della qualità finale.
Soluzione bilanciata di agente ammorbidente
Per ovviare ai limiti dei due approcci, PETROFER ha sviluppato SOFTLAYER 100-M, un ammorbidente concepito come compromesso bilanciato tra carattere “debonding” e azione superficiale.

Il prodotto lubrifica la superficie e incrementa il volume/spessore senza interferire con i legami a idrogeno fibra-fibra; di conseguenza non penalizza macchinabilità e velocità della macchina continua.
È stato inoltre progettato per non generare effetto release sul cilindro monolucido (Yankee), evitando di dover “tarare” il dosaggio in funzione della crespatura e salvaguardando così la qualità del prodotto finito. In applicazione, SOFTLAYER 100-M si presenta come emulsione stabile e consente performance elevate con dosaggi significativamente inferiori rispetto a prodotti concorrenti, con benefici tecnici ed economici.

Sul fronte compliance, SOFTLAYER 100-M risulta conforme ai principali standard ambientali e di sicurezza: BfR Recommendation XXXVI, Nordic Swan, EU Ecolabel e Blue Angel (RAL).
CASE STUDY
In una prova industriale condotta presso uno stabilimento cartario dell’Europa centrale, SOFTLAYER 100-M ha mostrato prestazioni superiori a parità di qualità target, consentendo al contempo una forte riduzione del dosaggio: 1.250 ppm contro 1.950 ppm del concorrente.

Lo spessore-volume è passato da 976 µm (riferimento senza ammorbidente) a 1.040 µm con SOFTLAYER 100-M.
Sul piano della morbidezza misurata (TSA), i valori medi di Handfeel (HF) hanno registrato: 72 per il riferimento, 75 per il concorrente e 77 per SOFTLAYER 100-M.
Non è stato osservato alcun effetto release sul cilindro monolucido, le resistenze a secco sono rimaste invariate e la macchinabilità – su linea ad alte prestazioni – è risultata migliorata.
Anche i Panel Test sensoriali hanno confermato l’incremento di morbidezza; lo stabilimento adotta oggi SOFTLAYER 100-M come soluzione di riferimento per le carte a elevato valore di soft-feel.



