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C&C - November/December 2025 issue

Come i sacchetti di carta contribuiscono alla bioeconomia circolare

Tra PPWR ed EUDR, la filiera europea della carta kraft e dei sacchetti di carta punta su materie prime rinnovabili, efficienza energetica, riciclo dell’acqua e riutilizzo.

I sacchi di carta di alta qualità possono essere riutilizzati più volte.

La nuova cornice regolatoria europea sugli imballaggi spinge rivenditori e titolari di marchi a ridurre l’impatto ambientale e ad aumentare riciclabilità e uso responsabile delle risorse. In questo scenario, i sacchetti di carta si presentano come una soluzione concreta: nascono da fibre di legno provenienti da foreste gestite responsabilmente, sono riutilizzabili e riciclabili, e si inseriscono in una tradizione industriale che – ben prima del PPWR – lavora su efficienza e qualità di prodotto in tutte le fasi di produzione.

La materia prima è selezionata con criteri stringenti: il prelievo avviene soprattutto da foreste europee, con diradamenti mirati che rimuovono alberi morti, deboli o deformi per favorire una crescita sana. Il tutto in coerenza con gli obiettivi dell’EUDR e sotto la garanzia delle certificazioni FSC® e PEFC™, a tutela della tracciabilità e dell’assenza di deforestazione.

Anche gli scarti della filiera del legno – come cippato e legno da diradamento – vengono valorizzati, secondo un principio di “zero sprechi” che si estende a carta kraft e sacchetti.

Sul fronte energetico, la produzione di carta kraft mostra numeri maturi: nel 2021 i biocombustibili hanno rappresentato il 92% dei combustibili impiegati (di cui il 78% generato in stabilimento); gli impianti hanno coperto in proprio il 59% del fabbisogno elettrico e il 29% dell’energia acquistata è stata identificata come “verde”.

Sono risultati che indicano una progressiva riduzione della dipendenza dai fossili e una maggiore resilienza degli stabilimenti.

L’uso dell’acqua segue la stessa logica di responsabilità: la localizzazione dei stabilimenti vicino a fonti abbondanti consente un impiego circolare, con il 78% dei prelievi da acque superficiali e una riduzione media dei consumi per tonnellata del 40% dal 1990.

L’acqua di processo viene trattata e riutilizzata più volte, restituendone circa il 90% pulita alla fonte; solo il 10% evapora o resta nel prodotto e nei rifiuti solidi.

Anche i residui di produzione vengono reinseriti nel ciclo: nel converting si ordinano quantità e formati esatti, gli scarti di avviamento sono selezionati per tipologia e avviati a riciclo, inchiostri e adesivi residui sono conservati per commesse successive. È un approccio di “ciclo chiuso” che riduce i conferimenti in discarica e migliora l’efficienza dei materiali.

Parallelamente, il design del sacchetto punta all’essenziale: usare solo il materiale necessario alle prestazioni, supportato dal miglioramento della resistenza della carta kraft (+45% negli ultimi vent’anni), con evidenti ricadute sull’obiettivo PPWR di evitare imballaggi superflui.

La robustezza del prodotto consente più riutilizzi domestici e professionali; a fine vita, il sacchetto entra senza difficoltà nei sistemi di raccolta differenziata e le fibre possono essere riciclate più di 25 volte, rientrando in nuovi prodotti come giornali e cartone ondulato.

È una sostenibilità “di tradizione”, che anticipa le mode e si rinnova con l’innovazione: una soluzione d’imballaggio “a prova di futuro”, radicata nella natura e rispettosa dei suoi cicli.

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