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C&C - September 2025 issue

La qualità della raccolta differenziata e la sfida degli scarti nel riciclo

Negli ultimi anni, si sta registrando un progressivo peggioramento della qualità della raccolta differenziata della carta. Sebbene tale fenomeno non incida direttamente sulla riciclabilità del materiale, la crescente presenza di frazioni non cellulosiche - in particolare plastiche - comporta un aumento significativo degli scarti generati nei processi di riciclo.

Carta da macero: materia prima secondaria per una filiera del riciclo efficiente e sostenibile.

L’esperienza maturata nel settore evidenzia come il miglioramento qualitativo della raccolta passi necessariamente attraverso l’adozione di sistemi monomateriale, preferibilmente gestiti tramite modalità come il “porta a porta” o il conferimento presso le isole ecologiche. Questi approcci consentono infatti un controllo più accurato sul contenuto dei conferimenti. Al contrario, la raccolta stradale mediante cassonetti, soprattutto in assenza di meccanismi premianti per i cittadini, tende ad accrescere i volumi raccolti a discapito della qualità del materiale. Per contrastare questa tendenza è auspicabile un rafforzamento dei sistemi incentivanti e penalizzanti, già previsti negli accordi tra Comieco e ANCI.

In tale contesto, sarebbe opportuno superare l’approccio basato su obiettivi puramente quantitativi, privilegiando invece metriche fondate sul tasso effettivo di riciclo. Questo dovrebbe essere calcolato nel punto in cui il materiale recuperato rientra concretamente nei cicli produttivi, sostituendo la materia prima vergine. Una scelta che richiede un sistema di contabilizzazione più articolato, ma certamente più rappresentativo dell’effettiva efficacia del processo di riciclo.

La gestione degli scarti industriali, come quelli di pulper e fanghi, rappresenta per le cartiere una voce di costo rilevante, ma allo stesso tempo una leva strategica nell’ambito delle politiche ambientali. L’obiettivo fissato a livello europeo di limitare al 10% il conferimento in discarica è ambizioso ma raggiungibile anche nel comparto cartario, a condizione che vengano avviate sistematicamente a recupero circa 200.000 tonnellate annue di rifiuti.

Un primo intervento efficace riguarda la qualità della materia prima secondaria. L’adozione di criteri di ecodesign nella progettazione di imballaggi e prodotti in carta – riducendo o eliminando elementi non cartacei come finestrature in plastica, adesivi e film – consente di prevenire la formazione di scarti. In parallelo, il miglioramento della qualità della raccolta differenziata, attraverso la riduzione dei materiali estranei conferiti con la carta, contribuisce a diminuire gli scarti generati nelle fasi di trattamento successive.

Ulteriori soluzioni includono la diffusione di tecnologie per il recupero delle fibre e la disidratazione dei residui, la produzione di plastiche riciclate a partire dagli scarti stessi e, soprattutto, l’adozione estesa del concetto di sottoprodotto. In questo ambito, l’impiego di fibre, cariche minerali e fanghi depurati in processi di simbiosi industriale può portare alla generazione di nuovi materiali, compost o biogas.

La valorizzazione energetica degli scarti, sebbene coerente con la normativa vigente, deve oggi confrontarsi con i vincoli posti dagli obiettivi di decarbonizzazione. Il recupero energetico non è infatti neutro dal punto di vista emissivo quando gli scarti contengono percentuali significative di plastiche di origine fossile. Per questo motivo, può costituire una soluzione transitoria soltanto se sostitutiva dei combustibili fossili tradizionali, in attesa di tecnologie compatibili con gli obiettivi di neutralità climatica.

Il biometano come opportunità per valorizzare gli scarti dell’industria cartaria.

Tra i flussi di scarto generati dalla produzione cartaria, quelli a base organica – e quindi potenzialmente rinnovabili – rappresentano una risorsa ancora largamente sottoutilizzata per la generazione di energia pulita. In particolare, il recupero dei fanghi cartari tramite processi di digestione anaerobica consente la produzione di biogas, che può essere raffinato in biometano da immettere nella rete o da utilizzare come carburante per la mobilità sostenibile.

Questo approccio risulta particolarmente promettente nel contesto italiano, dove la produzione cartaria avviene senza impiego di materia prima legnosa e genera fanghi adatti alla co-digestione con altri flussi organici ricchi di azoto, come fanghi urbani, deiezioni zootecniche o biomasse erbacee. Si tratta di tecnologie consolidate, capaci non solo di valorizzare i residui organici, ma anche di contribuire alla rimozione di impurità residue.

L’esistenza di meccanismi incentivanti – che potrebbero essere estesi a questi flussi di rifiuti – rende tale soluzione economicamente sostenibile, specialmente in un contesto normativo che impone la riduzione delle emissioni climalteranti e il rafforzamento della quota di energia rinnovabile nel settore dei trasporti in generale.

Il concetto di economia circolare: un sistema che coinvolge persone, imprese e tecnologie per la salvaguardia delle risorse naturali.

Per sostenere in modo concreto la transizione verso un’economia circolare, è fondamentale che il quadro normativo evolva in maniera coerente con gli obiettivi ambientali. Occorre rendere più efficaci i processi di recupero, anche nel comparto della carta da macero, e garantire il mutuo riconoscimento a livello europeo dei materiali qualificati come “End of Waste” secondo le normative nazionali, così da assicurare la libera circolazione di questi materiali nel mercato unico. Anche sul fronte del consumo idrico il settore cartario è chiamato a compiere ulteriori passi avanti.

Tuttavia, la normativa ambientale attuale, che impone limiti basati sulle concentrazioni di inquinanti e non sui carichi complessivi, rappresenta spesso un ostacolo all’adozione di tecnologie più efficienti e al riutilizzo dell’acqua nei processi produttivi. Un cambiamento di paradigma – in linea con quanto già avviene in diversi Paesi europei – potrebbe generare grandi benefici ambientali ed economici significativi, rendendo il settore ancora più competitivo e soprattutto più sostenibile nel lungo termine.

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