L’attuale quadro normativo, ancora poco chiaro e non pienamente armonizzato, rischia di ostacolare le imprese nella comunicazione dei propri sforzi reali in materia di sostenibilità, con il pericolo concreto di un effetto “greenhushing” – la rinuncia a comunicare iniziative ambientali per evitare rischi legali – e di una conseguente deviazione di risorse umane ed economiche dalle attività di innovazione verso la sola conformità normativa.
Le associazioni firmatarie ribadiscono l’impegno del settore industriale europeo nello sviluppo di tecnologie, prodotti e processi produttivi più sostenibili. Comunicare in modo trasparente e fondato tali risultati è essenziale per sensibilizzare i consumatori, stimolare l’innovazione e rafforzare la competitività dell’industria europea, soprattutto in un contesto globale sempre più sfidante. Questi elementi sono imprescindibili per accelerare la transizione ecologica.
Tuttavia, le imprese si trovano già oggi in difficoltà a comunicare i propri progressi ambientali a causa delle ambiguità presenti nella Direttiva Empowering Consumers for the Green Transition (ECGT), la cui applicazione è prevista a partire da settembre 2026. La Direttiva Green Claims, che si basa sulla ECGT, introduce ulteriori complessità con requisiti di verifica e dimostrazione standardizzati e uniformi, non adattabili alle diverse realtà aziendali.
Fin dall’inizio, le imprese europee hanno chiesto un quadro normativo proporzionato, chiaro ed equo in materia di dichiarazioni ambientali, che garantisca parità di condizioni per tutti gli operatori economici e salvaguardi la competitività e gli incentivi agli investimenti sostenibili. Solo così si potranno evitare future revisioni correttive (come eventuali interventi Omnibus) volte a risolvere incoerenze o effetti indesiderati.
Nonostante le discussioni in corso per semplificare l’iter di verifica e alleggerirne gli oneri – ad esempio tramite l’introduzione di una “procedura semplificata” – il quadro proposto risulta ancora troppo complesso, opaco, di difficile attuazione e scarsamente armonizzato.
Le preoccupazioni maggiori riguardano:
- Requisiti di verifica e dimostrazione sproporzionati e poco chiari, che rischiano di aumentare costi e complessità, scoraggiando investimenti e comunicazione verso i consumatori.
- Assenza di una procedura semplificata chiara, efficace e prevedibile, capace di individuare sin da subito le dichiarazioni ammissibili, evitando trattamenti disomogenei.
- Periodi di transizione impraticabili, che comporterebbero sprechi e ulteriori aggravi per le imprese.
- Sovrapposizioni con altre normative UE (in materia di informazione, sostanze chimiche, imballaggi, rendicontazione, ecc.).
Se tali criticità non verranno affrontate in modo immediato e strutturato, le imprese chiederanno che non si raggiunga un accordo “a ogni costo”, privilegiando invece la qualità e l’efficacia del provvedimento rispetto alla sua rapida approvazione.
Tutte le opzioni per semplificare, chiarire e rendere più funzionale la Direttiva Green Claims devono essere valutate con attenzione, al fine di elaborare un quadro normativo che supporti realmente l’innovazione sostenibile e promuova l’empowerment dei consumatori e delle imprese europee.
Le associazioni firmatarie, tra cui CEPI per l’industria cartaria, si dichiarano pronte a collaborare con i legislatori europei per condividere competenze ed esperienze, e contribuire così alla definizione di un quadro chiaro, prevedibile e pragmatico in materia di dichiarazioni ambientali.
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