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C&C - November/December 2025 issue

MIAC Energy: efficienza, biometano e nuove tecnologie per decarbonizzare le cartiere

Nel pomeriggio dell’8 ottobre, nella Sala Convegni del MIAC, il convegno MIAC Energy ha offerto una panoramica concreta sugli strumenti e sulle tecnologie oggi disponibili per ridurre consumi, costi ed emissioni nelle cartiere.

Un momento del convegno sull’energia per l’industria cartaria svoltosi al MIAC 2025 di Lucca. La Sala Convegni del MIAC 2025 è stata sponsorizzata dall’azienda espositrice INDEXA COMPANY.

di: Carta & Cartiere

Si è passati dai meccanismi di supporto pubblico alla transizione energetica fino alle soluzioni industriali già operative: biometano per i settori hard to abate, cogenerazione flessibile, sistemi di upgrade termico, caldaie combinate, accumulo elettrotermico, macchina tissue full electric e ottimizzazione dei sistemi di pompaggio.

Il filo conduttore emerso con chiarezza è quello di una decarbonizzazione “a tappe”, in cui efficienza, autoproduzione, utilizzo di gas rinnovabili e progressiva elettrificazione dei processi non sono alternative ma tasselli complementari.

Il messaggio verso il settore cartario è chiaro: esistono già oggi strumenti e tecnologie che, se combinate in modo intelligente, permettono di ridurre in modo significativo la dipendenza dai combustibili fossili, senza mettere a rischio competitività e continuità produttiva.

In apertura Alessandro Bertoglio di Assocarta, moderatore del Convegno MIAC Energy, ha inquadrato i temi del convegno, richiamando innanzitutto la forte esposizione energetica del comparto cartario, fra i primi settori energivori italiani per consumo di gas ed elettricità. Proprio per questo, ha ricordato, efficienza energetica e decarbonizzazione non sono “mode” del momento, ma una condizione strutturale per rimanere competitivi sui mercati internazionali e rispondere alle aspettative – sempre più stringenti – di clienti, istituzioni e opinione pubblica.

Alessandro Bertoglio, responsabile energia di Assocarta e moderatore del convegno MIAC Energy, introduce i lavori.

Bertoglio ha spiegato come Assocarta stia lavorando su un doppio fronte: da un lato il dialogo istituzionale, per rendere il quadro regolatorio e gli strumenti di supporto coerenti con le peculiarità di un settore che utilizza grandi quantità di calore di processo continuo; dall’altro la collaborazione con gli operatori tecnologici e con gli enti di riferimento, come GSE e CIB, per trasformare le opportunità di legge in progetti reali nelle cartiere.

È proprio in questo contesto che si inserisce il convegno MIAC Energy, pensato come occasione per mettere attorno allo stesso tavolo il mondo delle istituzioni, dei fornitori di energia e delle aziende tecnologiche.

L’obiettivo – ha sottolineato Bertoglio – è costruire un percorso graduale, fatto di interventi concreti e replicabili: dai progetti di efficienza e recupero di calore, alla cogenerazione evoluta, fino all’impiego di biometano e all’elettrificazione dei processi più adatti, come nel caso del tissue.

Enrica Cottatellucci del GSE ha aperto la parte tecnica illustrando il ruolo del GSE, società interamente controllata dal Ministero dell’Economia che, insieme alle controllate Acquirente Unico, RSE e GME, è uno dei pilastri della transizione energetica italiana. Il GSE gestisce i principali meccanismi di incentivazione per le fonti rinnovabili elettriche e termiche, per l’efficienza energetica e per la decarbonizzazione dei processi industriali, con una particolare attenzione alle imprese energivore come le cartiere.

Enrica Cottatellucci, GSE – Gestore dei Servizi Energetici, ha illustrato gli strumenti di supporto alla decarbonizzazione per le imprese energivore.

Dopo una rapida panoramica sugli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle rinnovabili, Cottatellucci ha richiamato gli strumenti che più da vicino interessano gli operatori cartari: dagli incentivi per impianti fotovoltaici e cogenerativi ad alta efficienza, ai contributi per interventi di recupero di calore, fino ai meccanismi dedicati ai progetti di decarbonizzazione dei processi industriali.

L’attenzione si è concentrata in particolare sulla possibilità di combinare più strumenti – laddove la normativa lo consente – per massimizzare il sostegno pubblico e migliorare i tempi di ritorno degli investimenti.

Un punto chiave dell’intervento è stato il servizio di assistenza specialistica alle imprese, il cosiddetto “tutor GSE”. Si tratta di figure tecniche dedicate che accompagnano l’azienda sin dalle prime fasi: analisi dell’idea progettuale, individuazione del meccanismo incentivante più appropriato, verifica dei requisiti di accesso, supporto nella predisposizione dell’istanza.

Una volta avviato l’iter formale, la pratica passa alle strutture istruttorie, ma il tutor rimane come riferimento per chiarimenti, chiarendo eventuali dubbi su documentazione, tempi e modalità di erogazione.

Cottatellucci ha insistito sul fatto che molti progetti potenzialmente eleggibili non vengono presentati o vengono impostati in ritardo per timore di complessità burocratiche o per scarsa conoscenza del quadro normativo. L’invito rivolto alle cartiere è stato quello di attivare un confronto precoce con il GSE, in modo da progettare gli interventi fin dall’inizio tenendo conto dei requisiti delle misure di sostegno.

In conclusione, ha ricordato come efficienza energetica, autoproduzione e recupero del calore rappresentino, nel caso del settore cartario, un percorso naturale di evoluzione industriale, che il GSE è chiamato a facilitare e non a complicare.

Simona D’Angelosante ha presentato il punto di vista del CIB – Consorzio Italiano Biogas, realtà che riunisce più di 800 produttori di biogas e biometano da matrici agricole, oltre a un’ampia rete di aziende della filiera, dai costruttori di impianti ai fornitori di servizi. Il CIB è anche socio fondatore della European Biogas Association e il presidente Piero Gattoni ne guida l’organismo europeo, a testimonianza del ruolo di primo piano dell’Italia nello sviluppo di questo settore.

Simona D’Angelosante, CIB – Consorzio Italiano Biogas, ha presentato le opportunità del biometano per i settori hard to abate, tra cui l’industria cartaria.

D’Angelosante ha ricordato il Memorandum of Understanding firmato nel 2024 tra CIB e Assocarta, che mira a promuovere l’utilizzo del biometano nel comparto cartario e a favorire la creazione di filiere dedicate.

Al centro della relazione c’è stato il DL 63/2024, il cosiddetto “decreto Agricoltura”, che all’articolo 5-bis introduce importanti novità sul concetto di biometano autoconsumato. Oltre ai casi già noti (autoconsumo in sito e tramite reti chiuse), la norma estende infatti la qualifica di autoconsumo anche al biometano oggetto di accordi di compravendita tra produttori e imprese industriali hard to abate, purché collegate dalla stessa rete gas.

In questi accordi, ha spiegato la relatrice, le Garanzie di Origine (GO) vengono trasferite al cliente industriale con un prezzo medio mensile nullo, a condizione che il produttore sia certificato in termini di sostenibilità. Le GO italiane sono definite “GO plus” perché riportano non solo la natura rinnovabile dell’energia, ma anche il riferimento al certificato di sostenibilità e le emissioni evitate.

Questo le rende potenzialmente utilizzabili anche ai fini ETS, in linea con quanto previsto dal DM 224/2023, che consente – se saranno soddisfatte le condizioni applicative – di utilizzare le GO del biometano per ridurre le quote di CO₂ in capo ai soggetti obbligati.

D’Angelosante è poi entrata nel dettaglio degli elementi contrattuali: durata minima annuale degli accordi di compravendita, possibilità di stipularli in forma diretta o tramite intermediari (venditori e trader), obbligo per il produttore di destinare all’accordo tutta la produzione incentivata e facoltà per il cliente finale di sottoscrivere più accordi con più produttori, anche in forma aggregata.

L’accordo deve riportare prezzo del biometano, valorizzazione nulla delle GO e deve essere trasmesso al GSE insieme alla visura camerale del cliente, che attesta il codice ATECO “hard to abate”. In questa lista compare esplicitamente la fabbricazione di carta e prodotti di carta; per altri comparti energivori è prevista la possibilità di richiedere una specifica equiparazione al MASE tramite il produttore.

Nella parte finale della relazione sono stati presentati alcuni dati di contesto: consumi di gas dell’industria italiana (circa 9 miliardi di metri cubi equivalenti), numero di impianti che hanno partecipato ai bandi del DM 2018 e del DM 2022 e potenziale di produzione del biometano agricolo. Il messaggio conclusivo per il settore cartario è chiaro: il biometano non potrà sostituire integralmente il gas naturale, ma rappresenta già oggi un’opzione concreta per ridurre l’impronta carbonica, sfruttando un’infrastruttura di trasporto esistente e schemi di mercato che consentono di “virtualizzare” l’autoconsumo senza dover necessariamente installare impianti in sito.

Forte afflusso di pubblico professionale alla fiera MIAC 2025, momento di incontro per l’intera filiera cartaria internazionale.

Paolo Masiero ha portato sul palco l’esperienza di Solar Turbines, azienda del gruppo Caterpillar fra i principali costruttori al mondo di turbine a gas nella taglia 4–38 MW, utilizzate in ambito oil & gas, produzione elettrica e cogenerazione. Dopo una breve presentazione dell’azienda, Masiero ha inquadrato il suo intervento nel contesto del panorama energetico europeo al 2040: una generazione elettrica costituita per circa l’80% da rinnovabili, di cui il 90% non programmabili (eolico e fotovoltaico), con una quota di produzione “non predicibile” superiore al 70%.

Paolo Masiero, Solar Turbines, ha esposto le soluzioni di cogenerazione flessibile e
integrazione nella smart grid per il settore tissue e paper.

Questa trasformazione, ha spiegato, mette sotto pressione la stabilità della rete e rende più complessa la gestione dei servizi di bilanciamento e riserva.

In questo scenario, gli impianti di cogenerazione non possono più essere considerati solo come unità “di sito” per la produzione di energia e vapore, ma diventano potenziali risorse attive della smart grid.

Solar Turbines sta sviluppando soluzioni in grado di offrire elevata flessibilità operativa: rapidi ramp-up e ramp-down di potenza, funzionamento in caso di distacchi di rete, possibilità di partecipare ai mercati dei servizi ancillari, mantenendo al contempo elevati rendimenti globali.

Masiero ha poi approfondito due direttrici di innovazione. La prima riguarda la trigenerazione, cioè la produzione combinata di elettricità, calore e freddo, particolarmente interessante per i siti che hanno esigenze di climatizzazione o di raffreddamento di processo, anche nel settore cartario. La seconda è l’utilizzo di digital twin per le unità CHP: modelli digitali che consentono di simulare in tempo reale il comportamento dell’impianto, ottimizzare i set-point, prevedere guasti e pianificare la manutenzione in modo più mirato.

Un capitolo a parte è stato dedicato all’integrazione con tecnologie CCUS (Carbon Capture, Utilization and Storage). Solar sta portando avanti un impianto pilota industriale da 6 MW dotato di sistema di cattura della CO₂ a valle della turbina, con l’obiettivo di valutare prestazioni, costi e criticità operative. Al momento i progetti più avanzati riguardano grandi siti del settore oil & gas, che dispongono dei pozzi necessari per l’iniezione geologica, ma l’azienda sta studiando possibili applicazioni anche in altri comparti energivori.

Masiero ha sottolineato che, sebbene nel breve periodo la carta non sia il primo settore a adottare la cattura, la traiettoria è tracciata e la disponibilità di soluzioni tecniche sarà un elemento importante nel medio termine.

La conclusione è stata una sorta di roadmap per il settore tissue e paper: nel breve, massimizzare l’efficienza e la flessibilità degli impianti CHP; nel medio, integrarli con digital twin e sistemi di gestione avanzata della domanda; nel lungo, valutare l’ibridazione con combustibili a basse emissioni (idrogeno, miscele) e l’eventuale adozione di tecnologie di cattura e utilizzo della CO₂, in funzione dell’evoluzione regolatoria e dei mercati della CO₂.

Il convegno MIAC Energy, svoltosi in occasione di MIAC 2025, ha visto la partecipazione di un grande numero di professionisti in sala.

Mehdi Aminyavari ha illustrato il progetto di Cannon Bono nell’ambito del programma europeo PUSH2HEAT, dedicato alle tecnologie di “upgrade termico” per il recupero del calore di scarto in processi industriali ad alta intensità energetica. Dopo aver ricordato la storia dell’azienda – nata come costruttore di caldaie, oggi attiva in diversi settori, fra cui pulp & paper, power, food & beverage, tessile, oil & gas – Aminyavari ha sottolineato l’impegno in ricerca e sviluppo: circa il 5% del fatturato viene reinvestito ogni anno, consentendo di ampliare il portafoglio prodotti con caldaie elettriche e pompe di calore ad alta temperatura.

Nel progetto PUSH2HEAT, che coinvolge 19 partner fra aziende e centri di ricerca di sei Paesi europei per un budget complessivo di 7,8 milioni di euro, Cannon Bono ha un ruolo centrale: sviluppare e fornire una pompa di calore industriale con compressore a vite, integrare questa macchina nell’impianto del cliente finale – la Cartiera di Guarcino – e abbinare alla pompa di calore un secondo dispositivo di upgrade termico di tipo termicamente azionato, un Absorption Heat Transformer prodotto da BS Nova.

Mehdi Aminyavari, Cannon Bono, ha descritto il progetto PUSH2HEAT e le tecnologie di upgrade termico per il recupero di calore nelle cartiere.

Aminyavari ha descritto nel dettaglio il sito dimostrativo: la cartiera utilizza circa 23 t/h di vapore saturo a 6,2 bar(a) come vettore energetico principale e dispone di una società “sorella” dotata di tre gruppi di cogenerazione alimentati a biofuel. Una parte del vapore viene già prodotta tramite caldaie a recupero (circa 8 t/h) installate sui fumi dei motori; il resto è generato da caldaie Cannon Bono alimentate a gas metano.

In questo contesto esistono diverse fonti di calore di scarto, in particolare l’acqua di raffreddamento delle camicie motore, che normalmente verrebbe dissipata.

Il sistema di upgrade termico proposto utilizza proprio queste fonti “a bassa temperatura” per alimentare la pompa di calore e l’Heat Transformer, innalzando il livello termico del calore recuperato fino a renderlo idoneo alla produzione di vapore di processo.

Una parte del vapore prodotto – a circa 1,7 bar(a) – viene poi ricompressa meccanicamente fino a 6,5 bar(a), riducendo il fabbisogno di combustibile delle caldaie tradizionali.

Il valore atteso, secondo le simulazioni, è una riduzione di circa il 10% del consumo di combustibile per la generazione di vapore, con conseguente calo delle emissioni di CO₂.

Il relatore ha insistito anche sul carattere replicabile di questa soluzione: la combinazione di pompe di calore ad alta temperatura, MVR e trasformatori di calore alimentati da fonti rinnovabili (nel caso specifico, una cogenerazione a biomassa e biofuel) può essere applicata in molti altri impianti dove coesistono richieste significative di vapore e disponibilità di calore di scarto a media-bassa temperatura.

Le valutazioni economiche condotte nel progetto indicano tempi di ritorno dell’investimento dell’ordine di 3-4 anni, resi possibili anche dal calo dei costi delle macchine e dalle possibili sinergie con gli schemi di incentivazione europei e nazionali.

Visitatori e operatori del settore cartario tra gli stand affollati del MIAC 2025 nei padiglioni del Polo Fieristico di Lucca.

Federico Baroni ha portato la prospettiva di Garioni Naval, marchio storico nel campo delle caldaie e degli impianti termici, oggi parte del gruppo Svecom. L’azienda vanta oltre settant’anni di esperienza nella progettazione e costruzione di generatori di vapore per applicazioni industriali e navali, con certificazioni internazionali – tra cui ASME – e una presenza consolidata in diversi settori ad alta intensità termica.

Federico Baroni, Garioni Naval – Gruppo Svecom, ha illustrato le caldaie combinate per l’integrazione degli impianti termici nel settore della carta e del tissue.

Nel percorso di decarbonizzazione della carta, Baroni ha individuato due esigenze principali: da un lato massimizzare il recupero di calore dai sistemi di produzione esistenti (in particolare cogenerazioni a turbogas), dall’altro garantire flessibilità e sicurezza dell’alimentazione di vapore anche in condizioni di fermata del turbogas o di variazioni rapide del carico.

La risposta di Garioni Naval è la caldaia a tubi d’acqua combinata, composta da due sezioni integrate in un unico corpo.

La prima sezione è una caldaia a recupero che sfrutta i fumi caldi del turbogas per generare vapore senza consumo aggiuntivo di combustibile, aumentando il rendimento globale dell’impianto di cogenerazione.

La seconda è una sezione con bruciatore a basse emissioni, in grado di funzionare sia come back-up – quando la turbina è ferma – sia come unità di integrazione per coprire i picchi di domanda di vapore. I bruciatori sono progettati per lavorare con più combustibili (gas naturale, biometano, miscele con idrogeno) e per mantenere livelli contenuti di NOx e CO₂.

Baroni ha evidenziato come il design compatto e modulare di queste caldaie permetta l’installazione anche in spazi ridotti, caratteristica importante per i retrofit in cartiere esistenti dove i locali caldaie sono spesso saturi. Un caso applicativo nel settore carta ha mostrato che, integrando una caldaia combinata Garioni Naval con il turbogas esistente, è stato possibile ottenere risparmi significativi di combustibile, ridurre le emissioni specifiche per tonnellata di carta prodotta e aumentare l’affidabilità complessiva del sistema vapore.

L’intervento si è chiuso con una riflessione sul ruolo delle caldaie nel mix energetico futuro: anche in uno scenario di forte crescita dell’elettrificazione, ci saranno per lungo tempo processi – come l’essiccazione e il trattamento termico dei fogli – che richiederanno grandi quantità di vapore.

Disporre di generatori flessibili, predisposti all’impiego di combustibili rinnovabili e integrabili con sistemi di recupero e pompe di calore, sarà quindi fondamentale per accompagnare in modo ordinato la transizione del settore.

Daniele Coppola di Magaldi Power ha presentato la tecnologia MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage, un sistema di accumulo elettrotermico che utilizza un letto fluidizzato di sabbia silicea come mezzo di stoccaggio del calore.

Il principio è quello del Power-to-Heat: sfruttare l’energia elettrica da fonte rinnovabile, in particolare nelle ore di bassa quotazione o di sovrapproduzione, per caricare un serbatoio termico in grado di fornire vapore “verde” ai processi industriali senza emissioni dirette di CO₂.

La sabbia silicea viene scelta per la sua stabilità a temperature superiori ai 1.000 °C, per la lunga durata nel tempo e per il costo contenuto. La fluidizzazione del letto comporta una diffusività termica molto più elevata rispetto ai sistemi basati su rocce o materiali statici, con vantaggi in termini di rapidità sia nella fase di carica sia in quella di scarica.

All’interno dell’unità MGTES trovano posto resistenze elettriche per il riscaldamento, scambiatori per l’estrazione del calore sotto forma di vapore e sistemi di controllo che regolano portate e temperature in funzione delle esigenze del processo.

Daniele Coppola di Magaldi Power ha presentato la tecnologia di accumulo elettrotermico MGTES basata su letto di sabbia fluidizzata.

Coppola ha illustrato come un impianto MGTES possa essere accoppiato a contratti di fornitura elettrica flessibili o a impianti rinnovabili dedicati (fotovoltaico, eolico), accumulando energia nelle ore a basso prezzo e rilasciando calore quando serve. In questo modo si valorizzano appieno le rinnovabili, si riduce l’uso di combustibili fossili e si aumenta l’indipendenza dai picchi di prezzo del gas.

Dal punto di vista impiantistico, l’unità integra in un unico blocco le funzioni di carica, accumulo e rilascio, con una struttura modulare che consente di dimensionare la capacità in funzione del profilo di domanda dello stabilimento.

Tra i casi reali presentati, quello dell’impianto pilota di Buccino (SA), già operativo, e il progetto – in collaborazione con Enel X – di una nuova unità da circa 7,5 MWh che fornirà vapore verde a una raffineria alimentare fornitrice del gruppo Ferrero. Queste esperienze dimostrano che la tecnologia è pronta per applicazioni su scala industriale e particolarmente adatta a settori, come la carta, che richiedono produzioni continue di vapore a temperatura medio-alta.

L’adozione di sistemi di accumulo come MGTES consente alle cartiere di integrare in modo più spinto l’energia rinnovabile nel proprio mix, controllando meglio costi ed emissioni.

Francesco Ureni di Toscotec ha raccontato l’evoluzione che ha portato alla realizzazione della prima macchina tissue full electric al mondo, un risultato che proietta il settore verso uno scenario in cui l’essiccazione non dipende più dalla combustione diretta di gas. Dopo aver richiamato le pressioni regolatorie e di mercato in tema di decarbonizzazione – dalle strategie europee alle richieste della grande distribuzione – Ureni ha spiegato come Toscotec abbia scelto di andare oltre il semplice miglioramento dell’efficienza, ripensando alla radice la fornitura di calore alla linea tissue.

Il caso illustrato riguarda un impianto greenfield installato nel 2015 nel nord-ovest del Portogallo: una macchina da 2.000 m/min, 2,8 m di larghezza al pope e capacità di circa 130 t/g, completa di stock preparation con movimentazione automatica delle balle, tre linee fibra, sistema acque, configurazione TT SAF dell’approach flow, ShoePress con turbo dryer, DCS TT Brain, Yankee in acciaio da 16 piedi e hood bi-stadio.

Su questa base già moderna sono stati gradualmente inseriti tutti i moduli necessari all’elettrificazione.

Francesco Ureni di Toscotec ha raccontato lo sviluppo della prima macchina tissue full electric al mondo.

Ureni ha spiegato come ogni elemento sia stato progettato per garantire la stessa affidabilità e flessibilità operativa di una linea tradizionale alimentata a gas, ma con la possibilità di utilizzare energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. La caldaia elettrica produce il vapore necessario ai vari servizi, mentre l’hood elettrico fornisce l’aria calda per l’essiccazione con un controllo fine di temperatura e portata.

L’integrazione è gestita dal DCS TT Brain, che coordina i flussi energetici in funzione del carico di produzione, delle condizioni della carta e – potenzialmente – dei segnali provenienti dal mercato elettrico.

I risultati operativi mostrano che la macchina full electric raggiunge gli obiettivi di prestazione prefissati, con valori di consumo specifico e qualità prodotto pienamente in linea con le aspettative. Nella parte conclusiva della relazione, Ureni ha raccontato come il mercato stia iniziando a interessarsi concretamente a queste soluzioni: Toscotec ha già acquisito un progetto di elettrificazione per una macchina tissue di tipo TAD, segno che l’elettrico sta diventando un’opzione reale per i produttori che dispongono di contratti elettrici competitivi o di autoproduzione rinnovabile.

Rispondendo alle domande del pubblico presente in sala convegni del MIAC, Ureni ha riconosciuto che la diffusione su larga scala dipenderà molto dall’evoluzione dei prezzi dell’energia e dalle politiche di incentivo, ma ha insistito sul fatto che, dal punto di vista tecnico, la piattaforma è pronta.

Toscotec si propone così come partner per quei clienti che vogliono intraprendere un percorso di decarbonizzazione profonda, affiancando la tradizionale efficienza dei processi a una spinta decisa verso l’elettrificazione.

In chiusura, Marco Porro di Andritz ha spostato l’attenzione su un tema spesso sottovalutato ma decisivo: il contributo dei sistemi di pompaggio ai consumi elettrici complessivi di cartiera. In funzione della fase di processo, ha ricordato, il consumo di energia delle pompe può arrivare a rappresentare fino al 50% del fabbisogno elettrico totale dello stabilimento. In una grande cartiera sono installate centinaia di pompe, con potenze complessive di diversi megawatt: anche piccoli scostamenti dal punto di massima efficienza si traducono in bollette molto più pesanti.

Marco Porro di Andritz ha spiegato come l’ottimizzazione dei sistemi di pompaggio possa generare significativi risparmi energetici nelle cartiere.

Porro ha elencato le principali cause di inefficienza: pompe sovradimensionate in fase di progetto per eccessivi margini di sicurezza; aumento della capacità produttiva nel tempo senza adeguata revisione dei punti di lavoro; usura delle parti idrauliche; configurazioni di impianto non ottimali, con reti di tubazioni tortuose, regolazione tramite valvole di strozzamento o bypass, marce continue in zone lontane dal Best Efficiency Point (BEP).

Tutti elementi che spesso si accumulano nel corso degli anni, determinando un “drift” energetico che nessuno percepisce finché non si fa un’analisi sistematica.

L’approccio Andritz prevede una diagnosi energetica dettagliata: raccolta dei dati di funzionamento reali (portate, prevalenze, assorbimenti), analisi dei sistemi di controllo, mappatura delle reti di tubazioni e dei circuiti di servizio. Sulla base di queste informazioni vengono individuati gli interventi più efficaci: adeguamento di giranti e motori, installazione di inverter per modulare la portata in funzione del carico, revisione delle logiche di esercizio, razionalizzazione dei circuiti idraulici.

Spesso non è necessario sostituire completamente le pompe: in molti casi basta un “revamping mirato” per riportare il sistema vicino al punto di massima efficienza.

Porro ha citato alcuni casi di studio – anche al di fuori del settore carta – in cui questi interventi hanno portato a risparmi elettrici di rilievo, con tempi di rientro dell’investimento di pochi anni, talvolta anche inferiori ai due anni.

Applicato alle cartiere, dove il costo dell’energia rappresenta una voce primaria di costo, un piano strutturato di ottimizzazione dei sistemi di pompaggio può liberare margini importanti e contribuire in modo concreto agli obiettivi di riduzione delle emissioni. Il messaggio finale è stato semplice ma incisivo: prima di pensare a soluzioni avveniristiche, vale la pena guardare anche a ciò che già c’è in sala pompe – perché lì, spesso, si nasconde un potenziale di risparmio sorprendente.

Nel complesso, il convegno MIAC Energy ha offerto un quadro molto articolato di come il percorso verso la cartiera a basse emissioni passi da una combinazione di strumenti pubblici, gas rinnovabili, tecnologie di recupero e accumulo del calore, cogenerazione evoluta, elettrificazione dei processi e ottimizzazione delle utenze elettriche.

Un cammino graduale, fatto di scelte tecniche e industriali concrete.

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